IVREA. Nei giorni scorsi, presso la scuola 'A. Olivetti" alcuni cittadini, soprattutto genitori, si sono trovati per parlare di scuola. L'incontro, promosso dal CoGeICan (Coordinamento Genitori e Insegnanti del Canavese), aveva lo scopo di aprire uno spazio di confronto al di fuori delle urgenze dettate dall'agenda politica.
«Ci è sembrato infatti — dicono i promotori — che tutta la grande e coinvolta/coinvolgente mobilitazione dei mesi passati in occasione dei provvedimenti decisi dal ministro Gelmini, contenesse, oltre alle legittime preoccupazioni per le immediate conseguenze, la possibilità di riaprire sulla scuola una discussione 'di sostanza" che negli ultimi anni è decisamente mancata, soprattutto da parte delle famiglie».
«Per questo motivo — proseguono — si è deciso di non affidarsi ad esperti, ma di organizzare momenti di dialogo in cui a ciascuno sia possibile esprimersi senza tesi precostituite e senza necessariamente dover giungere a una conclusione pratica e condivisa; scopo degli incontri è potersi scambiare idee e desideri sulla scuola a partire dalla realtà come è, per arrivare ad immaginare una scuola ideale e i principi a cui essa dovrebbe ispirarsi. Tutto questo sapendo che ogni genitore desidera che i propri figli vivano serenamente gli anni dell'infanzia costruendo con solidità le basi per un futuro felice e realizzato».
«La discussione — dicono ancora i promotori dell'iniziativa — si è perciò articolata in tre momenti non rigidamente distinti: ciò che mi piace della scuola, ciò che non mi piace, la scuola che vorrei. Il tempo, come sempre tiranno, non ha permesso di trarre tutte le conclusioni possibili dagli interventi espressi, ma alcuni punti fermi sono comunque emersi».
«Innanzitutto il fatto che la scuola a tempo pieno (il tipo di scuola sperimentato dai partecipanti) permette una buona socializzazione dei bambini, soprattutto in una situazione sociale urbana scarsamente o per nulla attenta ai bisogni dei più piccoli (si pensi ad esempio alla difficoltà di muoversi autonomamente in certe zone della città, alle difficoltà di avere spazi in cui giocare liberamente, ecc.) e in una organizzazione economica che prevede tempi lunghi di lavoro e quindi difficoltà per gli stessi genitori a far incontrare i bambini fra loro».
«La scuola a tempo pieno, invece, soprattutto nello spazio dopo la mensa — asseriscono — offre ancora a tutti i bambini la possibilità di sperimentare il gioco spontaneo e la libera organizzazione fra pari imparando a gestire le relazioni senza la continua mediazione di un adulto. Si è anche apprezzato come la scuola a tempo pieno consenta alle donne di essere lavoratrici sapendo il proprio figlio accudito in una struttura adeguata; a questo proposito è stata sottolineata la validità del tempo pieno rispetto ad un generico 'doposcuola" (che coprirebbe lo stesso numero di ore) perché nel primo caso le attività sono pensate in modo organico rispetto a un progetto complessivo di crescita e sviluppo del bambino e non costituiscono un semplice 'tappabuchi" destinato a far passare il tempo».
«Per quanto riguarda gli aspetti negativi, è emerso soprattutto come il numero dei 'fallimenti" scolastici sia ancora molto alto a fronte delle molte ore passate dai bambini a scuola; sembra che, con cosi tanto tempo a disposizione, dovrebbe essere possibile ovviare alle carenze derivanti da situazioni di provenienza povera dal punto di vista economico o culturale e che la scuola dovrebbe appunto farsi carico soprattutto dei soggetti più deboli».
« Inoltre — affermano ancora — è stato sottolineato come lo slancio ideale che ha portato alla nascita del tempo pieno, con la possibilità di sperimentare tante e diverse forme di apprendimento, si sia notevolmente affievolito e come la lezione frontale e il bambino fermo nel banco siano ormai la forma di insegnamento più consueta e diffusa, con tutti i problemi che ne derivano (non ultimo quello di un'"iperattività di reazione" in soggetti, i bambini, in cui il bisogno di attività fisica è cosi forte)».
«Infine è emerso come la scuola dovrebbe essere, e spesso non è, un'occasione educativa anche per le famiglie e quindi la prima esigenza per una scuola ideale è quella di avere maggiori possibilità di confronto e crescita fra i genitori».
Questo è ciò che è emerso a livello esplicito durante l'incontro. «Ci ha colpito molto piacevolmente — ci tengono a sottolinerare quanti hanno ideato l'incontro — il clima di familiarità che si è creato; anche chi è venuto non sapendo bene cosa aspettarsi, o aspettandosi tutt'altro, ha partecipato e dimostrato interesse, rimanendo fino alla fine e chiacchierando mentre si usciva. Ci sembra di aver colto che, al di là della oggettiva difficoltà di far uscire la gente di casa, ci sia voglia di confrontarsi e che sia premiante il poterlo fare in modo 'gratuito", per il semplice gusto di farlo. Soprattutto poterlo fare senza giudizi, polemiche, in un clima di rispetto e libertà in cui ogni opinione è accettata e non criticata: ci sembra che questo atteggiamento faccia uscire il meglio dalle persone».
«In conclusione — dicono al CoGeICan — pensiamo che questo incontro possa essere il primo di una serie e riproporremo l'iniziativa alla ripresa del nuovo anno scolastico: ci sembra fondamentale che le persone abbiano parole per esprimersi sulle realtà importanti della vita e, siccome le parole sono semi che prima o poi germogliano, cerchiamo di fare in modo che siano parole buone».