IVREA. Riceviamo e pubblichiamo.
Lettera aperta a cittadini sull'orlo della rassegnazione. E' sabato sera e non siamo al cinema perché tormentate da una sgradevole sensazione difficile da definire con poche parole, ma che proveremo ugualmente a descrivere. Siamo consapevoli non si tratti di nulla di nuovo, anzi, pensiamo che tante altre persone potranno identificarsi con noi.
Ormai da parecchi giorni le dieci domande che sono state rivolte legittimamente al nostro premier da Giuseppe D'Avanzo non trovano risposta, né probabilmente la troveranno mai; e ciò nonostante la tenacia del giornalista a riproporle, violando quelle che, purtroppo, sono diventate le regole di un giornalismo sempre più delegittimato dalla scarsa propensione alla serietà e all'approfondimento.
L'episodio a cui ci riferiamo si inscrive in un sistema molto più ampio caratterizzato da continue smentite ad affermazioni che abbiamo ascoltato con le nostre orecchie e registrato nella nostra memoria poco prima; smentite in cui ci sentiamo dire semplicemente che certe frasi non sono mai state pronunciate e che se difendiamo l'affidabilità delle nostre percezioni facciamo sicuramente parte di una sinistra congiura. E' proprio a partire da questo che vorremmo sviluppare la nostra riflessione.
Avete mai osservato quanto sia sempre più limitato il tempo di permanenza nella nostra coscienza di una notizia, per quanto eclatante?
Spesso nell'arco di una stessa giornata riceviamo continue e rapide sollecitazioni mediatiche che attirano la nostra attenzione ora su questo, ora su quell'argomento, senza che si riesca a elaborare la rete di connessioni che li collega gli uni agli altri. Il risultato è una serie di notizie che appaiono scollegate, isolate, frammentarie e indipendenti tra loro, abilmente orchestrate in una forma di comunicazione a spot.
Tutto ciò, ci sembra, costituisca un terreno ideale per qualsiasi forma di contraffazione dell'informazione e mistificazione della realtà con conseguente corrosione dei pilastri della democrazia. In un mondo in cui ogni fenomeno appare senza legame di causa effetto con quanto lo precede e lo segue si può dire tutto e il contrario di tutto, annullando cosi il principio di non contraddizione che costituisce, dal punto di vista filosofico, il fondamento della logica e, dal punto di vista psicologico, la base di una buona igiene mentale. Questa modalità ha penetrato talmente a fondo la nostra quotidianità che la consideriamo ormai normale e ad essa ci siamo orrendamente assuefatti.
Abbiamo perso la capacità di scandalizzarci, indignarci, reagire, protestare, pretendere risposte, lottare per ottenerle, ma soprattutto riconoscere, respingere e rifiutare quanto proposto in maniera sfacciatamente manipolata. Noi diciamo basta! Siamo stanche di continuare a lamentarci nei nostri piccoli circoli chiusi in cui ci confrontiamo unicamente con chi già la pensa come noi. Non vogliamo più accettare passivamente questa situazione.
Pertanto sentiamo il bisogno di chiedere a chiunque condivida questo pensiero di farsi avanti, di sottoscriverlo, di diffonderlo con la speranza che da esso scaturiscano delle azioni concrete e mirate al ritorno di uno stato di cose in cui l'intelligenza umana sia rispettata e possa cosi riappropriarsi della dignità oggi quasi perduta.
Tre cittadine esasperate: Erna Restivo, Francesca Stendardo, Lisa Gino
Apparteniamo alla folta schiera di quanti l'orlo della rassegnazione l'hanno già superato, sono piombati nel baratro della disperazione dove stanno, sperando di trovare uno sguardo che esprima un barlume di quella indignazione che là li ha portati. Perciò accogliamo con grande piacere l'invito ad apporre la prima firma. (d.l.)