IVREA. Dall'inizio del secolo scorso, durante la sua storia ultracentenaria, fusioni, incorporazioni e cambi di denominazione non rappresentano certo delle novità per l'Ivrea Calcio. Partita come sezione calcistica dello Sporting, resasi autonoma come Football Club Ivrea e trasformatasi in Unione Sportiva Eporediese nel giro di un ventennio, si era trovata spesso a dover superare problemi 'esistenziali" di notevole portata. E già nel lontano 1925, dovette fronteggiare le difficoltà che comportava la partecipazione al campionato.
A quei tempi per affrontare la Terza Divisione Regionale si era decisa una poderosa unione di forze tra le quattro società cittadine che utilizzavano il campo sportivo Olivetti. L'impianto, che l'ingegner Camillo aveva messo a disposizione, sorgeva nella zona dell'attuale via Di Vittorio (area oggi destinata a parcheggio) ed aveva dato parzialmente soluzione al problema della mancanza di infrastrutture sportive regolamentari; soluzione che il 'pluriuso" della vecchia Piazza d'Armi non garantiva. L'iniziativa della fusione, partita dalle due compagini aziendali Gruppo Sportivo Olivetti e Soie (futura Châtillon, poi Montefibre), aveva coinvolto dapprima l'UCAI, società cittadina extracalcistica fuoriuscita pochi anni prima dall'US Eporediese, quindi, dopo un più sofferto iter, proprio l'Unione Sportiva Eporediese.
Quest'ultima, più restia, all'interno del proprio consiglio, a rinunciare a nome, colori sociali e storia, aveva aderito alla fusione proprio al limite del tempo massimo, tanto che sulla classifica finale degli antichi almanacchi 1925-26 compare ancora come 'squadra ritirata prima del via". La nuova società si chiamò Ivrea Football Club con un presidente super partes, il futuro senatore Carlo Alberto Quilico, ed un consiglio direttivo equamente diviso tra i rappresentanti dei quattro club fondatori. Per la divisa sociale l'accordo fu trovato su di una maglia rossoblu a quadri, tipo Genoa, ma con calzoncini bianchi. L'intesa a quattro non durò a lungo, anche perché i risultati furono tutt'altro che esaltanti: ultimo posto alla fine del primo campionato dopo un illusorio buon inizio e addirittura un amaro ritiro alla fine del girone d'andata nella stagione seguente. Il destino della società passò nelle mani del podestà, poi a quelle del suo successore e di Ivrea Calcio non si parlò più per tre lunghi anni, fino all'arrivo sotto le Rosse torri di Alessandro Brunoldi, ex giocatore del Genoa e personaggio-chiave della storia calcistica eporediese di quegli anni.
Certo meno traumatizzante la seconda fusione (l'ultima per ora). Siamo in pieno conflitto mondiale, nel 1942, e la compagine eporediese, da tre anni ufficialmente 'arancione", ha assunto da un decennio la denominazione di Associazione Calcio Ivrea (le leggi del regime hanno messo al bando la terminologia straniera, quindi niente Football Club). Sta toccando il punto più alto della sua quarantennale storia: da un anno è stata ammessa alla Serie C, ma le risultanze del duro torneo di guerra l'hanno relegata nel novero delle tre squadre retrocesse. La ristrutturazione dei gironi, che aumentano di numero ma si riducono come quantità 'pro capite" di squadre (da 16 a 12) a causa della situazione contingente, favorisce però il ripescaggio dell'Ivrea.
Per affrontare meglio il campionato 1942-43 una fusione si impone e l'AC Ivrea si unisce alla nuova Unione Sportiva Eporediese, risorta l'anno precedente dopo un decennio di pausa, e dà origine all'Unione Sportiva Ivrea. La nuova società disputerà un buon campionato di Serie C, 'preservando" poi la categoria fino al 1948; ma quel che più conta è che per ben 67 anni ha mantenuto (e mantiene tuttora) in alto il nome dell'Ivrea calcistica, pur attraverso momenti non sicuramente facili. Il palmarés dell'Unione Sportiva Ivrea è di tutto rispetto con dieci promozioni (tra le quali due recenti in Serie C1 e C2 professionisti con la gestione Zucco; una in Serie C semiprofessionisti ai tempi di Stocco, Graziutti, Bonicatto, Tuberosa) e due Coppe Italia regionali dilettanti che vanno ad aggiungersi ai due titoli piemontesi, uno con promozione, ottenuti dalla vecchia Unione Sportiva Eporediese.
La squadra ha militato per undici anni nella terza divisione nazionale intesa come C e C1, raggiungendo due volte il sesto posto nella classifica finale del proprio girone, si è esibita per un trentennio nella quarta serie (Seconda Divisione Lega Pro, C2, Serie D, IV Serie, Prima Divisione d'anteguerra), ma soprattutto da sei stagioni partecipa con profitto ai campionati della Lega Nazionale Professionisti.
Sergio Calvi