Senza Titolo

MAZZE'. Dalla gloria delle Olimpiadi alle pagine di cronaca con un'ipotesi di reato poco onorevole per un atleta che sotto l'egida delle ‘Fiamme gialle' ha difeso i colori dell'Italia a Pechino. Lui è Marco Lingua molto conosciuto a Mazzè dove vive. Ed è proprio a Mazzè, tra un bar ed una pizzeria, che sarebbe nata, e si sarebbe sviluppata la vicenda cominciata proprio dopo la partecipazione dell'atleta alle Olimpiadi di Pechino 2008, impegnato nel lancio del martello. Ora, dopo sette mesi, Marco Lingua risulta indagato dalla Procura della Repubblica di Ivrea con l'ipotesi di reato di molestie ed atti osceni in luogo pubblico. Gesti che l'atleta avrebbe compiuto ai danni di una giovane giornalista.
Lui, attraverso il suo legale Leo Davoli, sdrammatizza. «Sono stupito dal clamore suscitato da questa notizia — dice l'avvocato — . Nei confronti del mio assistito ci sono delle indagini in corso, coperte dal segreto istruttorio. Marco Lingua ha ricevuto un invito a presentarsi dalla Procura ed è stato sentito in merito. Ma è una vicenda ancora tutta da chiarire mossa solo dalle accuse di una persona, accuse che potrebbero poi rivelarsi infondate. E' tutto basato su comportamenti scherzosi che mai il mio assistito avrebbe immaginato potessero creare disagio alla parte offesa».
Invece lei (la chiameremo Elena) non si sente per nulla tranquilla. E adesso spiega: «Non volevo denunciarlo, volevo solo fargli capire che aveva superato il limite, che doveva smetterla di perseguitarmi che doveva imparare ad avere rispetto delle persone, e soprattutto della divisa che porta, per quello che rappresenta. Per me era una questione di etica. Lui, invece, non mi dava retta. Poi ha incomiciato a seguirmi. A quel punto ho avuto paura, ed ho raccontato tutto ai carabinieri di Chivasso».
Come è cominciata la storia?
Come accade nel nostro mestiere tutto è cominciato con un'intervista. Il mio giornale mi ha chiesto di raccontare l'esperienza di Marco Lingua a Pechino. Non ho fatto fatica a trovarlo. Tutti lo conoscono. Abbiamo fissato un appuntamento. La prima volta ci siamo incontrati a Foglizzo durante una cerimonia in suo onore. Lui era li per presentare il suo libro: 'L'uomo che vinse due volte". Ma c'era troppa confusione per l'intervista cosi abbiamo deciso di incontrarci qualche giorno dopo a casa sua. L'ho intervistato, era gentile e disponibile. Ma tutto per me finiva li: lavoro e niente altro.
Poi cosa è successo?
Succede che sono incominciate le molestie. Da quel giorno Lingua ha iniziato ad inviarmi sms dal contenuto sempre più volgare, con battute a sfondo sessuale. Battute esplicite (risparmiamo la trascrizione ai lettori, ndr). Io ho cercato di fargli capire che il mio interesse per lui era solo legato al lavoro. Che non doveva farsi illusioni. Ma gli sms continuavano sempre più spinti. Poi ha cominciato a seguirmi. Me lo sono trovato di fronte in più occasioni, sempre di sera, mentre ero in compagnia di amici, tra cui il vicesindaco di Mazzè, a cui avevo mostrato il contenuto degli sms. Una sera, in un locale di Tonengo, dove io mi trovavo, sempre in compagnia del vicesindaco Mauro Anzola, Lingua saliva sul bancone del bar e dopo aver improvvisato uno spogliarello restava in mutande simulando nei miei confronti un rapporto sessuale fino a mostrare il pene. Io non guardavo, ma riprendevo la scena con il cellulare. Alcune scene di quella serata sono circolate per un po' anche su ‘Facebook', ma non le ho messe io.
A quel punto sei andata dai carabinieri?
Fino a quel momento avevo sopportato. Tutto sommato mi faceva anche un po' pena. Noi giornalisti sovente abbiamo a che fare con situazioni delicate, dobbiamo essere preparati. Ma quando si è spogliato davanti a me e, soprattutto, quando mi ha offesa trattandomi come una prostituta ed offrendomi cinquecento euro, mi sono decisa a raccontare tutta la storia ai carabinieri di Chivasso. Come se non bastasse ha minacciato anche il vicesindaco. Era diventato geloso di lui. Ha detto che gli avrebbe dato fuoco all'auto. Ho capito che non avrebbe smesso.
E dopo la segnalazione ai carabinieri?
Non ha smesso, anzi. E' diventato ancora più offensivo. Quando ha ricevuto l'avviso di garanzia mi ha invitato a ritirare l'esposto. Diceva: 'tu non puoi farmi niente", 'tu non sai chi sono io". Ed ha cominciato a raccontare in giro che era tutto uno scherzo. Spero proprio che nessuno gli creda.
Lydia Massia