Il business dello smaltimento rifiuti Asa, la procura chiude le indagini Falso e violazione legge sull'ambiente

CASTELLAMONTE. In molti tra politici e amministratori dell'Alto Canavese avevano sperato che l'inchiesta sull'Asa si chiudesse con un nulla di fatto. Lo avevano dichiarato chiaramente ai giornali confermando, all'indomani degli arresti, la loro totale fiducia nei confronti del management dell'azienda castellamontese che in pochi anni era riuscita a consorziare 53 Comuni e a conquistare un bacino di utenza di oltre 80.000 abitanti.
Ad oltre un anno dalle manette e dalle perquisizioni, la procura della Repubblica di Ivrea mette un punto fermo sulle indagini che avevano scoperchiato il pentolone del business dei rifiuti e messo a nudo le collusioni tra aziende private e enti di controllo.
Nei giorni scorsi, gli undici indagati hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini. Adesso le difese hanno venti giorni di tempo per consegnare memorie e avanzare richieste di ulteriori indagini. Trascorso tale periodo, verrà fissata l'udienza preliminare, dove il pm Francesco Saverio Pelosi chiederà il rinvio a giudizio.
I reati contestati, a vario titolo, vanno dalla violazione della legge sull'ambiente al falso. La tesi della procura è semplice: per risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti, gli indagati avrebbero usato false certificazioni di analisi e falsi documenti di trasporto.
I rifiuti venivano di fatto dispersi e mescolati su terreni agricoli in frazione Sant'Antonio (Castellamonte) e Pontestura (Alessandria) o stoccati in discariche abusive. Il principale indiziato delle irregolarità è Emidio Filipponi, 51 anni, l'ex geometra della comunità montana Valle Sacra, direttore dell'Asa, finito nel giugno del 2008 agli arresti domiciliari per poi tonare, poche settimane dopo, ai vertici dell'azienda. Con lui ai domiciliari erano finiti Bruno Adage, 59 anni, e Giuseppe Ansinello, di 34, sindaco di Salassa. I due sono i responsabili dell'area stoccaggio rifiuti del consorzio.
Stessa sorte era toccata a Paolo Pagge, 28 anni, responsabile tecnico della Onix-Sarm, di Vinovo; Fabrizio Fegatelli, 43 anni, addetto alla triturazione. Tra gli indagati figurano anche Giacomo Perotti, anch'egli di 43 anni, addetto al trasporto dei rifiuti Asa, Alberto Onduli, 38 anni, direttore del laboratorio analisi dell'Asa di Forno, Carmela Di Stasio, 30 anni, dipendente del laboratorio analisi, Claudio Giacoletto, 50 anni, dipendente dell'Arpa. Tra gli indagati anche Simone Cassetti e Pier Giuseppe Furno, titolari delle aziende agricole che avrebbe ospitati i rifiuti dell'Asa.
Nello specifico Filipponi, Adage, Ansinello e Fegatelli avrebbero violato i limiti dell'area ‘piattaforma legno', scaricando 900 tonnellate di rifiuti rispetto alle 170 autorizzate. Nel traffico dei rifiuti ognuno avrebbe avuto un ruolo specifico. Quando Filipponi, Adage e Ansinello avevano bisogno di smaltire in fretta i rifiuti tenuti all'Asa, si rivolgevano a Paolo Pagge, il responsabile tecnico della Onix-Sarm. A quel punto, quest'ultimo chiamava Simone Cassetti per sondare la sua disponibilità ad ospitare i rifiuti (oltre 160 mila Kg) nell'azienda agricola Luisella, a Pontestura (agosto del 2007).
Ad organizzare i singoli viaggi sarebbe poi stato Fabrizio Fegatelli. A condurre il camion Giacomo Perotti. Carmela Di Stasio e Alberto Onduli avrebbe provveduto a procurare false analisi dei rifiuti.
Un'organizzazione quasi perfetta che poteva anche contare su un 'gancio" all'interno dell'Arpa. In qualità di ispettore dell'Agenzia regionale per l'ambiente, Giacoletto avrebbe preavvisato l'Asa, nel luglio del 2007, di un'ispezione che sarebbe stata effettuata da li a pochi giorni da un suo collega.
Nel documento di conclusione delle indagini, inoltre, non c'è traccia delle presunte manomissioni ai risultati delle analisi effettuate sull'acqua. Manomissioni alle quali Carmela Di Stasio, dipendente del laboratorio analisi Asa di Forno, avrebbe partecipato cosi come lei stessa aveva raccontato al pm. Un particolare, questo degli esami di laboratorio aggiustati, confermato anche da tre dipendenti dell'Asa acque durante gli interrogatori eseguiti dai carabinieri su delega della procura di Ivrea. Ipotesi di reato sulle quali, però, al momento non risulta esserci nessun filone di indagine.
Vincenzo Iorio