Milano indaga su Favria Nel mirino dei magistrati multe e semafori

FAVRIA. Finisce nel mirino della procura della Repubblica di Milano il controverso caso dei semafori intelligenti di Favria. All'inchiesta dei magistrati eporediesi si aggiunge quella dei colleghi del capoluogo lombardo che nel gennaio scorso arrestarono l'imprenditore Raul Cairoli, 38 anni, di Busto Arsizio, amministratore unico della Ci. Ti. Esse, accusato insieme ad altre tre persone, di associazione a delinquere finalizzata al turbativa d'asta.
Ed è proprio con la società di Cairoli che il comune di Favria, nell'aprile del 2006, aveva stipulato il contratto per l'installazione e la gestione dei T-red, i semafori che avevano rilevato ben 10 mila infrazioni stradali sollevando una vera e propria rivolta da parte della popolazione multata. Ricordiamo che il contratto stipulato a Favria prevedeva che il 35 per cento degli incassi finisse sui conti correnti della società Ci. Ti. Esse.
Da Milano i magistrati titolari di una maxi inchiesta che vede coinvolti 64 Comuni, sono interessati a capire se l'apparecchiatura semaforica fosse stata manomessa in partenza o solo in un secondo momento. In altre parole, se i tempi dell'arancione fossero stati accorciati per poter multare cosi un numero maggiore di automobilisti.
L'inchiesta di Ivrea, affidata al pm Francesco Saverio Pelosi, sembra in questi ultimi mesi non aver fatto grossi passi in avanti. Alle denunce presentate da alcuni multati, la procura eporediese aveva risposto con una richiesta di archiviazione. Archiviazione che, nell'ottobre scorso, era stata respinta dal gip Lorenzo Audiso che aveva disposto ulteriori indagini, chiedendo l'acquisizione di documentazione su Cairoli dalle altre procure e sul contratto di assegnazione stipulato dal Comune di Favria. Inoltre, il giudice Audisio chiedeva che fosse verificato il sistema di notifiche e che fossero sentiti, come persone informate sui fatti, amministratori e vigili urbani di Favria.
Il caso dei T-red a Favria era scoppiato ben prima dell'arresto di Cairoli. C'erano state assemblee, riunioni infuocate. Il clima in paese era diventato pesante, era stata ritrovata una bomba davanti al municipio e al vicesindaco Serafino Ferrino (sindaco alla stipula del contratto) erano arrivate minacce di morte.
Tantissime multe erano state oggetto di ricorso davanti al giudice di pace e il Comune, nella primavera del 2007, aveva affidato ad una società di modificare i tempi dell'arancione. In autunno, dopo un'estate di tensioni, Ci. Ti. Esse e Comune avevano rescisso il contratto. (vi.io.)