Quarant'anni di buona cucina A "La Tettoia", festa di compleanno con un convegno

CHIAVERANO. «La ristorazione locale: territorio, cultura, tradizione« è il titolo del convegno tenutosi in frazione Bienca. Il modo migliore per festeggiare l'importante anniversario di quarant'anni di cucina raggiunto dal ristorante ‘La Tettoia', uno dei pubblici esercizi più noti e caratteristici nell'ambito della ristorazione locale.
Oggi i fondatori, i coniugi Angiolina Regruto Tomalino e Pietro Curnis, non ci sono più ed è alla loro memoria che si è pensato di dedicare la tavola rotonda che ha visto la partecipazione dell'assessore regionale al Commercio Luigi Ricca, del sindaco Giancarlo Tonino, di Maria Luisa Coppa, presidente dell'Ascom torinese e dell'associazione ‘Ristoranti della Tradizione Canavesana (del cui circuito fa parte anche il locale di Bienca), di Lia Ambrosini, direttore del mensile ‘Subito pronto in cucina', e del professor Michele Curnis, nipote dei fondatori. Enrico Piatti, presidente della Confraternita della Grappa e del Tomino di Chiaverano, ha presieduto i lavori.
«I miei suoceri — racconta Ivana Occelli, attuale titolare del locale, coadiuvata dalla figlia Valentina Curnis — inaugurarono il ristorante la domenica successiva alla Pasqua del 1969: ecco perchè oggi, nel 2009, abbiamo scelto proprio la prima domenica dopo Pasqua per ricordare questa continuità quarantennale». Continuità non solo espressa in termini di qualità culinaria, ma anche nell'aver saputo mantenere il carattere familiare che ha connotato sin dall'inizio la gestione e l'accoglienza. Caratteristiche apprezzatissime, se si considera il numero delle persone che ha affollato il salone del ristorante in occasione del convegno: «Molti fra i nostri clienti hanno festeggiarono da noi battesimi, prime comunioni e cresime dei figli che, a loro volta, scelsero ‘La Tettoia per il pranzo di nozze e per il battesimo dei propri eredi: un bel segno di fiducia e affetto» sottolinea Ivana Occelli che negli ultimi tempi ha portato la cucina del ristorante a rivisitare la tradizione gastronomica locale alleggerendola da tutto ciò che è decisamente inattuale, quale certi tipi di condimento o cotture, e a proporla secondo i gusti del pubblico di oggi. E nel convegno si è proprio parlato dell'importanza di far conoscere ai più giovani i grandi piatti della tradizione, quali la ‘finanziera', da sempre gran vanto del locale e pietanza tipica piemontese. «Oggi gli adolescenti sanno tutto sul kebab e sulla cucina mediorientale, ma non sanno certamente cosa sia la ‘finanziera alla torinese', uno dei piatti più tipici della cucina regionale sabauda, assurta da piatto ‘povero' a pietanza ricercata, addirittura menzionata da Auguste Escoffier nella sua Guide Culinaire», ha spiegato. E allora ben vengano occasioni di riflessione.
Franco Farnè