IVREA. Riceviamo e pubblichiamo.
Gentile Direttore,
pongo all'attenzione sua e dei suoi lettori alcuni spunti di riflessione riguardanti l'organizzazione dello Storico Carnevale di Ivrea. I miei pensieri nascono prima di tutto da un sentimento di profondo rispetto verso una manifestazione che fa di Ivrea, nei giorni di carnevale, una città quasi rivoluzionaria, nei colori, nella vivacità e nei valori che vengono espressi. La passione è il secondo punto cardine di chi vive di carnevale: passione nell'interpretarlo, passione nel raccontarlo, passione nel trasmetterlo, il tutto con la fierezza e l'orgoglio di essere eporediesi.
Tutto questo però stona con una macchina organizzativa che, nella complessa gestione di un evento che richiama l'attenzione di migliaia di persone, che vede presenti in città centinaia di giornalisti — italiani e stranieri – dimentica aspetti diventati fondamentali quali l'accoglienza turistica ed una visione più strategica della manifestazione nel suo complesso. Manca totalmente una marcata sensibilità sul tema turistico: si richiede un ticket d'ingresso la domenica, senza però offrire alcun servizio ai visitatori che entrano in città.
Nessuna guida orientativa, al massimo una piccola mappa sparsa tra le pagine del programma della manifestazione, non sempre facile da recuperare; nessun personale specializzato a disposizione per dare informazioni, praticamente un turismo fai-da-te obbligato! Al contrario il pubblico che viene ad Ivrea deve sentirsi incuriosito e non solo dalla battaglia delle arance, ma da tutta una serie di eventi e manifestazioni collaterali, che si slegano nell'arco dei tre giorni.
E' fondamentale quindi lavorare affinché accanto ad un turismo mordi e fuggi (quello della domenica), al quale occorre in ogni caso dare molta più attenzione, si sviluppi e si potenzi una rete turistica plasmata nei 3 giorni di festa. Sembra infatti che la domenica sia il carnevale di tutti, quindi esplosivo, alle volte incontrollabile e di conseguenza impossibilitato a dare la giusta attenzione a tutti, mentre nei restanti giorni diventi un carnevale assolutamente locale e privo di 'appeal" per chi viene da fuori.
A parer mio invece la manifestazione è unica e devono assolutamente coesistere l'animo più locale, con le tradizioni e gli aspetti più intimi, con l'animo internazionale che il carnevale di Ivrea ha ormai nel suo Dna. Vanno poi ridisegnati alcuni momenti spettacolari, come il sabato sera dove non si capisce il motivo per quale non si riesca a legare il momento della presentazione della Vezzosa Mugnaia e della successiva sfilata del corteo storico con la parata degli aranceri, un fiore all'occhiello per il nostro carnevale.
Certamente non si possono dimenticare aspetti quali la sicurezza: per questo motivo è fondamentale un dialogo aperto e diretto con i responsabili delle squadre a piedi: si devono sentire responsabilizzati e consapevoli che qualsiasi gesto 'off limits" costi sanzioni e squalifiche dalla gara. Carnevale è anche cultura e tradizione, vanno pensati e proposti progetti culturali importanti, mostre, eventi, che nascono e rimangano in città tutto l'anno come cartoline di un carnevale che non finisce mai.
Va data importanza e lustro al Concorso del Manifesto, proprio per il suo carattere Internazionale ed artistico, vanno forse rivisti alcuni aspetti del lunedi sera, divenuto un appuntamento atteso da parte del grande pubblico e per questo non più gestibile come fatto sino ad ora. Per concludere credo che l'attuale organizzazione, dopo più di 10 anni, debba lasciare il posto ad un nuovo gruppo, magari più giovane, più attento ad innovare, più aperto al dialogo con tutti.
Il mio appello quindi è rivolto alle Istituzioni locali e all'opinione pubblica cittadina perché si adoperino per costituire una nuova macchina organizzatrice in grado di portare una ventata di novità e di migliorie ad una delle manifestazioni più spettacolari del mondo.
Daniele Salvaggio