Rifiuta i soldi offerti dal cliente: «Rapino le banche non i poveri»

IVREA. Un rapinatore gentiluomo. Malvivente si, con tanto di pistola pure, ma con un tocco di classe, a metà strada tra Robin Hood e Arsenio Lupin. I soldi della banca li avrebbe accettati volentieri, cosi come quelli del direttore, ma quelli dei clienti no. Mai e poi mai. «Io rubo solo ai potenti, ai veri ricchi, non certo alla povera gente come me».
Meno di quarant'anni, alto, magro, giubbotto bianco, viso scoperto. E' entrato nella filiale Unicredit di via Torino intorno alle 11,30 di mercoledi. Di certo era uno che di rapine se ne intende, visto che è riuscito a fare passare la sua semiautomatica all'interno della porta a bussola senza far scattare l'allarme. Si è avvicinato con grande sicurezza agli impiegati e, senza batter ciglio, ha detto. «Aprite le casse e datemi tutti i soldi. Non fate scherzi e tutto andrà bene. Voglio solo i vostri soldi».
Italiano, senza particolare accento dialettale, ha fissato negli occhi la direttrice Giuliana Agrano. «Su, non fatemi perdere tempo. Veloce...». «Ma guardi — gli ha risposto la donna in preda al panico — che le casse sono temporizzate. Noi non possiamo fare proprio nulla per aprirle».
Il rapinatore sembra essere stato preso contropiede. Si guarda attorno, sbircia dalla vetrata i passanti. Troppo alto il rischio che qualcuno da fuori si renda conto di quello che sta succedendo. Molto probabile, considerata l'ora, che qualcuno voglia entrare per fare qualche operazione allo sportello. «Allora dammi i soldi che hai nella borsa».
La direttrice della filiale Unicredit non ci pensa due volte e consegna al rapinatore settanta euro. Al loro fianco c'è anche un cliente. «Guardi, le do anche i miei soldi, ma per piacere se ne vada subito — dice balbettando —. La prego, non ci faccia del male». Ed è a questo punto che il rapinatore spiazza clienti e dipendenti della banca. «Io prendo i soldi solo dallo Stato e dalle banche perché ne ho bisogno. Non rubo di certo alla povera gente. Tienili per te quei pochi soldi».
A quel punto, il malvivente deve però guadagnarsi la via di fuga. E' un gentiluomo — questo lo hanno capito tutti nei locali della banca Unicredit — ma non certo uno sprovveduto. Sa bene che se si infila da solo nella porta a bussola, da dentro possono rinchiuderlo tra le due porte premendo semplicemente un pulsante. Cosi l'uomo prende sotto braccio il direttore e lo trascina con sé, puntandole la pistola al collo. «Stai tranquilla, non ti farei mai del male. Ma devo assicurarmi di uscire da qui senza problemi».
Una volta messo piede in via Torino, il rapinatore lascia subito la donna e prima di andarsene le dice: «Tieni pure la pistola. Io non ne ho bisogno». Poi fugge a piedi, in direzione Bellavista. Pochi minuti dopo, quando i carabinieri arriveranno sul posto, si scoprirà che la semiautomatica ha proiettili a salve.
Inutili le ricerche per rintracciare il malvivente. Il rapinatore gentiluomo, a metà strada tra Arsenio Lupin e Robin Hood, sembra sparito nel nulla.
Vincenzo Iorio