Sant'Antonio, festa per piccoli e grandi A Castellamonte e frazioni in tanti hanno celebrato il protettore degli animali

CASTELLAMONTE. La ricorrenza di Sant'Antonio Abate è stata festeggiata, nei giorni scorsi, con larga partecipazione popolare, nel capoluogo, a Spineto e nella frazione che porta il nome del santo.
A Castellamonte, dopo la messa, alla presenza dei Priori 2009, Cristiana Bono, Margherita Giovanetto, Diego Vironda e Fabio Garaffa, l'arciprete don Angelo Bianchi ha benedetto gli automezzi. È seguito il pranzo, durante il quale sono già stati ufficializzati i Priori per il 2010. Si tratta di Maria Rua, Liliana Nicco, Fabio Cogliati e Bruno Crestetto.
Anche a Spineto, al termine della messa celebrata da don Giovanni Conta alla quale non sono mancati, in qualità di Priori, ‘Gli amici di Spineto', sono stati benedetti gli autoveicoli.
Nella frazione Sant'Antonio, infine, accanto ai Priori Loretta Chiantaretto, Franco Giulio ed alla loro figlia Gaia, protagonisti sono stati gli alunni della locale scuola elementare che hanno portato in chiesa i loro animaletti preferiti: canarini, gatti, cani, conigli e galline, poi benedetti, al termine della funzione religiosa, da don Angelo Bianchi. Priori 2010 sono stati designati i coniugi Roberta Castelletto e Davide Cavalla, ed il figlioletto Stefano.
Ma chi era Sant'Antonio Abate? Esempio degli ideali della vita monastica, il religioso viene sovente raffigurato con un libro fra le mani o attorniato dagli animali. Durante le omelie, don Angelo Bianchi e don Giovanni Conta, hanno ricordato come il Santo sia stato l'icona della vita meditativa, rivolta alla contemplazione del Signore. «Il libro rappresenta la saggezza, la voglia del sapere; gli animali, la tranquillità, l'indole pacata di colui che sa donare pace e tranquillità agli altri, doti riconosciute ed apprezzate perfino dagli animali che sanno di non dover temere nulla dal sant'uomo» hanno ricordato i due sacerdoti.
Per quanto riguarda Sant'Antonio, la frazione di Castellamonte è forse la più antica delle aree agricole locali. «La sua collocazione naturale, nei pressi del fiume Orco, richiama alla memoria le leggendarie Canava o Caneva e Montagnacco, antichi raggruppamenti primitivi di derivazione romana – spiega lo storico Piergiacomo Verlucca Frisaglia —. Dal punto di vista toponomastico, è lecito supporre che la borgata fosse dedicata alla figura del Santo fondatore della vita monastica orientale, in virtù proprio della naturale caratteristica rurale del posto. Ma in realtà il Sant'Antonio storico era un colto eremita che poco aveva a che fare con il mondo contadino».
«Perché allora è piaciuto al mondo agricolo, estraneo all'ascetismo? Lo si capisce se si considera la religione tradizionale di quei contadini, molto diversa da quella del vero Antonio — aggiunge Verlucca Frisaglia — . Nell'iconografia tradizionale di Sant'Antonio si possono ritrovare, infatti, caratteristiche che ricordano il dio celtico Lug, ben conosciuto in Francia. Raffigurato in compagnia di un cinghiale che simboleggia il potere della terra, Sant'Antonio ha assunto, in forma ingentilita, proprio i caratteri di Lug. Il cinghiale è dunque trasformato in un mansueto maialino, la lancia in un bastone, ed il suo potere sulla luce diventa un piccolo fuoco». (d.r.)