S'incatena davanti all'Anagrafe ‘Rivoglio mia figlia, aiutatemi'

IVREA. Un padre disperato che ha paura di non rivedere più sua figlia. Quando i servizi sociali, su richiesta del Tribunale dei Minori, intervengono con un provvedimento d'urgenza comunicandogli che la bambina viene affidata, in compagnia della mamma, ad una comunità protetta, lui si sente cadere il mondo addosso. E, con gesto eclatante, decide di incatenarsi davanti all'anagrafe, in via Piave.
E' successo giovedi scorso, all'ora di pranzo. F.P. si passa una catena attorno al collo, legandosi mani e piedi e chiudendo un lucchetto al paletto di ferro, che funge da spartitraffico, posto sul marciapiede propio di fronte all'ingresso degli sportelli dell'ufficio comunale. L'uomo ha in mano un cartello dove si legge: 'Sciopero della fame e della sete. Rivoglio mia figlia". E questo è l'unico desiderio di un padre pronto a far di tutto, in quel momento, se non viene ascoltato. F.P. mostra a tutti anche la foto della bambina. A quell'ora molti passanti transitano davanti a l'uomo incatenato, ci sono i dipendenti comunali che escono dagli uffici per la pausa pranzo. Qualcuno resta indifferente, qualcun altro si ferma e ascolta la sua storia.
Arrivano gli agenti della polizia municipale, con il comandante Fortin. Si cerca di capire per venire incontro alle esigenze di F.P., ma soprattutto per farlo desistere dalla protesta. Interviene anche l'assessore alle politiche sociali Paolo Dallan che si attiva immediatamente. Ma a convincere l'uomo a slegarsi è una cugina che, per caso, transita da quelle parti. Il particolare ‘sit-in' dura meno di un'ora, poi F.P. viene accompagnato dall'assessore Dallan in Comune.
«L'uomo si è subito tranquilllizzato — spiegherà poi Dallan - e mi ha raccontato la sua storia: la preoccupazione era solo quella di non poter più rivedere la figlia. Ho chiamato gli assistenti sociali che si occupano del caso. Davanti a me, e con grande professionalità, gli hanno ribadito le motivazioni della decisione presa dal Tribunale per salvaguardare la minore. Ma, gli hanno anche assicurato che potrà incontrare la figlia tutti i giorni, ma alla presenza di un operatore. Parole certamente rassicuranti che lo hanno fatto ritornare a casa un po' più sereno».
E cosi è stato. Nello stesso pomeriggio di giovedi F.P. riabbraccia la bimba (ha compiuto 4 anni lunedi scorso) e cosi sarà fino a quando il Tribunale si pronuncerà sulle modalità dell'affido.
La storia di F.P. ha inizio nell'autunno scorso, quando la Procura presso il Tribunale dei Minori segnala agli assistenti sociali una difficile situazione che vede coinvolta un minore. E' un rapporto tra genitori che si incrina con il passare del tempo: lei lavora, lui è a casa in attesa di una pensione d'invalidità. Ci sono denunce e controdenunce, la tensione, in casa, è salita alle stelle, fino al triste epilogo della settimana scorsa.
A settembre un primo episodio aveva fatto allarmare i servizi sociali e le forze dell'ordine.
E' lo stesso F.P. a raccontare: «Mi accusano di avere, in quell'occasione, rapito mia figlia, tutto assurdo. Quel giorno sono andato alla scuola materna a prendere la bambina due ore prima del solito: sono andato a Caluso a comprarle dei giochi. C'è stata una denuncia, la polizia mi ha rintracciato, perquisito. Non volevo assolutamente fare del male a nessuno. Voglio un bene dell'anima alla piccola. Ma da quel giorno, il rapporto con la mia compagna è sempre stato più difficile».
La settimana scorsa un ultimo litigio fra le mura domestiche, episodio che, probabilmente, che ha fatto scattare il provvedimento del Tribunale dei Minori. «Tutto il mio risentimento — conclude F.P.- è perchè ho già perso una figlia, non ne voglio perderne un'altra».
Marco Bermond