Nel presepe la storia di un miracolo Samone, le quattrocento statuine costruite a mano da Pietro Cioffi
SAMONE. E'davvero particolare e con grande valenza simbolica la storia legata al presepe realizzato dal samonese Pietro Cioffi. Un presepe di grandi dimensioni, allestito sotto le arcate che, nella parte inferiore della facciata, delimitano il pronao della chiesa di Santa Maria del Carmine, sulla provinciale Ivrea-Castellamonte. Nove mesi ci sono voluti per portarne a compimento la costruzione che oggi ospita le circa quattrocento statuine.
C'è di tutto, tra Sacra Famiglia, Magi, popolani e animali, che danno vita a un magico presepe che riesce sempre a calamitare l'attenzione di adulti e bambini. Questi ultimi, in particolare, si sono spesso portati attorno alle sbarre del cancelletto a protezione del porticato a contemplare con assoluta meraviglia quest'artistica rappresentazione della Natività.
La realizzazione ha origine da un accadimento che, tre anni fa, ha segnato profondamente la vita di Pietro Cioffi che racconta: «Si tratta di un incidente gravissimo, occorsomi durante i festeggiamenti di Pasquetta, tradizionali del Lunedi dell'Angelo. Durante una gita con famiglia ed amici sulle vicine alture di Sant'Urbano, ho mosso un passo falso all'indietro e sono precipitato lungo una roccia, scomparendo letteralmente alla vista dei miei cari». «Intervento dell'elisoccorso, trasferimento a Torino per intervenire su quelle che, da subito, sono apparse condizioni disperate, due mesi e mezzo in coma. — prosegue — Poi, improvviso, il risveglio e l'uscita da quel lungo stato di incoscienza e oggi, dopo oltre un anno e mezzo trascorso sottoponendomi a una lunga terapia di rieducazione, eccomi qui a parlare di questo presepe».
Cioffi avverte come miracolosa la propria guarigione e afferma di aver voluto realizzare la sua opera artistica anche in segno di ringraziamento. E seguendo precise indicazioni avute in sogno: «Ho visto, di spalle, una figura di donna dai lunghi capelli, che mi ha invitato a realizzare il presepe oggi esposto. Un presepe alla cui struttura ho lavorato spontaneamente, senza l'ausilio di un progetto o disegni preliminari. Le nove sezioni che lo compongono sono state tutte costruite nel mio laboratorio, la sera e nel tempo libero, con pietre di scarto recuperate da un marmista e materiali comuni dell'attività edile».
A questa si affianca la tradizione del presepe napoletano ereditata dal padre e legata alla terra d'origine della famiglia da cui derivano anche alcune statuine in gesso, vecchie d'oltre un secolo, collocate nella plastica rappresenzione.
Franco Farnè