La messinscena della rapina Autisti complici della sparizione dello Champagne

IVREA. Una messinscena. Gli inquirenti lo sospettavano sin dall'inizio che almeno uno dei due autisti potesse essere complice della rapina da un milione e mezzo di euro. Perché centinaia di casse di Champagne, in viaggio da giorni sulle autostrade di mezza Europa, non potevano sparire cosi, da un momento all'altro. E, soprattutto, una banda di specialisti che studia sin nei minimi dettagli il colpo, non può sequestrare due persone e portarseli in giro per il Canavese per quasi due ore, con il rischio di essere fermata da una pattuglia delle forze dell'ordine.
E cosi, dopo ore di interrogatorio, qualche crepa nel racconto degli autisti rumeni è venuta fuori, tanto che i due sono stati prima fermati e poi denunciati a piede libero. Tra loro e gli altri quattro fermati a poche ore dal colpo, gli inquirenti avrebbero trovato più di un legame.
Le indagini proseguono a ritmo serrato. Gli investigatori sono certi di poter recuperare almeno una parte del prezioso carico, ma soprattutto vogliono scoprire verso quale mercato parallelo le bollicine francesi erano dirette. Il sospetto è che le pregiate bottiglie di Crystal, Dom Perignon, Krug e Moet & Chandon finissero nei night e nelle discoteche del torinese e del milanese.
Ma andiamo con ordine, ricostruendo passo dopo passo questa stramba rapina. Sono le 11,30 di martedi 30 gennaio, quando in frazione San Giovanni di Castellamonte un passante chiama il 113. «Ho soccorso due ragazzi stranieri. Chiedono aiuto. Dicono di essere stati rapinati e sequestrati sull'autostrada». Portati in commissariato ad Ivrea, dicono di essere gli autisti di un bilico che trasportava centinaia di casse di Champagne.
All'altezza della barriera di Rondissone, sull'autostrada Torino-Milano, i due dicono di aver incrociato una Fiat Punto di colore bianco, con tanto di lampeggiante. Dall'auto sarebbero scesi due uomini. Uno di loro aveva una paletta e ha intimato l'alt. «Sembravano dei poliziotti — hanno spiegato in commissariato — . Abbiamo pensato ad un normale controllo, come quelli che in tante altre occasioni ci hanno fatto durante i nostri viaggi. Non immaginavamo che fossero dei rapinatori».
L'autista avrebbe accostato in una piazzola. A quel punto gli uomini sarebbero diventati quattro, incappucciati e armati di pistole. Avrebbero costretto gli autisti a salire in macchina e, dopo aver girovagato per due ore, li avrebbero lasciati in aperta campagna. Ed è questo l'aspetto che sin dall'inizio non convince gli investigatori.
Nel primo pomeriggio di quello stesso giorno, la polizia trova a Nichelino il bilico (il sistema Gps è stato disattivato temporaneamente). Dello Champagne neanche l'ombra. Poche ore dopo, quattro torinesi, vecchie conoscenze delle forze dell'ordine, vengono fermati. Gli inquirenti sospettano che abbiano a che fare con il colpo. Tra loro e i due autisti rumeni ci sarebbe un collegamento.
Accertata la messinscena della rapina, resta ora da capire dov'è finito il carico di Champagne e chi sono, sul mercato nero, gli acquirenti delle bollicine più famose del mondo. (vi.io.)