IVREA. Il territorio del Piemonte deve affrontare problemi legati all'inquinamento di non poco conto. E' quanto emerge dal Rapporto sullo stato dell'Ambiente, presentato di recente dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente. Il documento, fotografia del territorio regionale, parte dai dati sui cambiamenti climatici che si sono verificati, con aumento delle temperature medie negli ultimi 15 anni.
L'inverno 2007 è stato il più caldo degli ultimi 50 anni. A Torino, il 19 gennaio 2007, sono stati superati i 27 gradi. Piove leggermente di meno, ci sono meno giorni in cui piove ma quando accade, la pioggia è davvero intensa. Per la qualità dell'aria prosegue la tendenza, degli ultimi anni, al miglioramento dei livelli di inquinamento da monossido di carbonio, piombo, benzene, biossido di zolfo. La situazione è statica o in leggero decremento per i livelli di biossido di azoto nei periodi invernali e da ozono in quelli estivi, 'anche se questi inquinanti destano ancora preoccupazione".
Per le risorse idriche superficiali si registra un aumento dei punti in stato buono ed elevato e una riduzione dei punti giudicati sufficienti. Sono costanti le percentuali di punti scadenti e pessimi. I principali inquinanti presenti nei corsi d'acqua sono i prodotti fitosanitari, i cui residui sono stati riscontrati in 106 punti, prevalentemente in aree di pianura con 32 sostanze attive diverse. Ci sono poi i solventi clorurati alifatici, presenti in 36 punti ma in leggera diminuzione rispetto agli anni scorsi.
Per i laghi la situazione risulta invariata. Solo il lago di Viverone presenta un miglioramento da classe cinque (che è la peggiore) alla quattro. Nel suolo invece si sono riscontrati valori leggermente più elevati di cadmio nei terreni agricoli, per la presenza di concimi. Alti pure i valori di cromo e di nichel con numerosi superamenti dei limiti di legge, di piombo, di rame e di zinco. Preoccupante è poi il dissesto territoriale. La percentuale di superficie interessata dai dissesti può essere 'anche maggiore del 75 per cento dell'area unitaria".
Statisticamente il Piemonte viene colpito, in settori diversi del suo territorio, da fenomeni naturali circa ogni 18 mesi. Per le attività industriali si fa presente che ci sono 102 stabilimenti a rischio di incidente, il maggior numero si trova nelle province di Torino e di Novara. Nelle attività produttive la distribuzione di emissioni in atmosfera è connessa con la localizzazione delle aziende. Gli ossidi di azoto nella nostra Regione sono collegati soprattutto ai cementifici e alla lavorazione dei prodotti petroliferi e del vetro.
Nell'area sud orientale del Piemonte sono diffuse le emissioni di ammoniaca, legate al comparto zootecnico, originandosi dai composti organici contenuti nelle deiezioni animali. Per i prodotti ortofrutticoli si è rilevato che bisogna prestare particolare attenzione alle micotossine: spesso infatti si superano i limiti di legge.
Per l'energia in Piemonte si contano 208 impianti alimentati da fonti rinnovabili, quella più diffusa è l'idraulica (con 108 impianti), modesto il numero di impianti da biomasse (22), solare (2) e rifiuti (uno). Le province con il maggior numero di impianti da fonti rinnovabili sono quelle di Torino (66) e Cuneo (65).
La situazione Trasporti non è confortante: in ambito urbano permane infatti una quota consistente di auto alimentate a benzina e c'è maggiore presenza di vetture alimentate a benzina o gasolio euro quattro. Le emissioni da traffico degli ossidi di azoto coincidono con la rete stradale e a livello comunale è il traffico urbano a dare il maggior contributo.
Per quanto riguarda i campi elettromagnetici si nota un costante aumento della densità e della potenza di impianti. I livelli di esposizione della popolazione a campi elettromagnetici sono nella quasi totalità dei casi di gran lunga inferiori ai valori limite.
Le concentrazioni di Cesio 137 nel latte e la relativa dose da ingestione sono diminuite nel corso degli anni parallelamente alla diminuzione del Cesio 137 rilasciato con l'incidente di Cernobil. (g.a.)