Una luce contro la pena di morte Accesa sulla fontana di Camillo da domenica 30 novembre

IVREA. La giunta Della Pepa risponde all'appello, lanciato dalla comunità di Sant'Egidio, 'per una moratoria contro la pena di morte". A partire da domenica 30 novembre e fino al 10 dicembre 2008, sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale per i Diritti Umani, verrà illuminata e decorata la fontana di Camillo Olivetti 'quale monumento/simbolo della Città di Ivrea".
Verrà poi collegata la pagina del sito del Comune con un link al sito della Comunità di Sant'Egidio e precisamente alla pagina web sulla Campagna mondiale contro la pena di morte. Gli assessori eporediesi si dichiarano inoltre 'convinti che la pena di morte sia negazione del diritto alla vita riconosciuto universalmente, sia pena finale, crudele, disumana e degradante, non meno abominevole della tortura sia incapace di combattere la violenza. La pena di morte, in realtà, è legittimazione della violenza più completa: quella che recide la vita umana, a livello degli Stati e delle società".
Sulla base di queste considerazioni la giunta invita tutti quanti sostengono l'uso della pena di morte 'a riflettere serenamente sulla necessità di una sospensione delle esecuzioni. Oggi nel mondo più della metà degli Stati non utilizzano la pena di morte, alcuni l'hanno abolita totalmente, altri hanno deciso di non metterla in pratica.
Le Nazioni Unite riconoscono l'assenza di dati capaci di dimostrare che il suo uso sia un deterrente efficace contro i crimini più efferati. Da anni poi i reati gravi non hanno subito alcuna riduzione significativa, li dove la pena di morte è stata reintrodotta. Esistono metodi alternativi di grande efficacia per proteggere la società anche da quanti abbiano commesso i crimini più orribili.
La logica crudele di 'vita per vita" è avvertita come arcaica e inaccettabile. Il sistema giudiziario, cerca di superare questo modo inumano di trattare persone che hanno commesso crimini, anche i più gravi. Nei paesi democratici, il costo della pena di morte è più alto del costo della detenzione a vita. (g.a.)