PAVONE. E' un museo bellissimo l' 'Alfredo d'Andrade" che, nell'ambito del proprio progetto museografico, ha visto la recente inaugurazione di una nuova sala dedicata all'archivio del grande architetto d'origine portoghese. E il museo conferma, con il nuovo allestimento, di essere tra i luoghi più suggestivi e propulsori di iniziative culturali dell'Eporediese.
«L'archivio — ha sottolineato Paola Mino, direttore della Fondazione d'Andrade — è soprattutto da indendersi come luogo di lavoro in cui confluiscono le ricerche sugli innumerevoli interventi di studio, restauro e progetto, condotte dal d'Andrade».
A curare il progetto e l'allestimento della nuova sala l'architetto Paolo Volorio che è riuscito appieno a ricreare l'atmosfera di quello che era lo studio dell'antico proprietario del castello, operando in modo che la sala, per dimensioni e allestimento, possa consentire esposizioni di volta in volta intercambiabili, in grado di rendere sempre nuovi la visita e i contenuti in essa offerti. Il primo tema sviluppato per questa mostra inaugurale riguarda la 'progettazione dei dettagli", quei particolari costruttivi del castello di Pavone rivelati dalle migliaia di schizzi, appunti, disegni e fotografie che il d'Andrade realizzò e che sono alla base di quel recupero e di quella ricostruzione filologica da cui deriva lo storico edificio che ancora oggi attira come una calamita gli sguardi rapiti dei visitatori e di quanti, anche da lontano, restano colpiti dalle sue linee. Accanto a due nuove videoinstallazioni nella nuova sala si sono potute ammirare alcune riproduzioni di disegni conservati presso l'archivio di Stato di Torino, raffiguranti il pavone ornamentale in rame che, nel 1899, d'Andrade collocò sul donjon del castello a simbolo della sua rinascita. Si tratta di quelli che nei fascicoli dell'archivo sono indicati come 'Carte di disegni abbozzati per l'esecuzione di un pavone in rame" e che rivelano graficamente quanto Ruy d'Andrade, figlio di Alfredo, racconta nelle sue memorie dedicate alla storia del castello: «Mio padre (...) costrui uno scheletro con grandi gambe forgiate e su queste stese molti pezzi di lastre di rame a imitar la forma delle penne, e lo fece per metterlo sullo spigolo nord-est del Donjon che si preparava a ricostruire e lo collocò su un grande modiglione di pietra».
A curare fotografia, immagine e produzione cinematografica de 'L'archivio di Alfredo d'Andrade" è stata l'agenzia Bullphotos di Piossasco.
Franco Farnè