Olivetti, dicembre di cassa e corsi Patrizia Grieco nominata amministratore delegato
IVREA. Nuovo giro di assemblee tra i lavoratori, un nuovo incontro già fissato solo con le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm per giovedi 20 novembre, uno ulteriore il giovedi successivo. E' entrata nel vivo la trattativa sulla ennesima riorganizzazione di Olivetti che diventerà ancora più piccola. Intanto, a Milano, nei giorni scorsi, il consiglio di amministrazione di Telecom ha approvato i conti dei primi nove mesi dell'anno. E per Olivetti le perdite sono pesanti. I ricavi ammontano a 252 milioni di euro e registrano una riduzione di 31 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2007 (-11%). La variazione organica dei ricavi è negativa di 16 milioni di euro, l'Ebitda è negativo per 23 milioni di euro, in peggioramento di due milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2007.
Pochi giorni dopo l'approvazione dei conti di Telecom, Olivetti ha formalizzato anche la nomina di un nuovo amministratore delegato. E' Patrizia Grieco, 56 anni, milanese. Laureata in legge, è stata in Siemens, Italtel, Value Partners e Value Team nonché nel consiglio di amministrazione della Triennale di Milano e nella European Advisory Board di Guidant, società americana leader di mercato nei dispositivi medicali. Patrizia Grieco, nelle intenzioni dell'azienda, dovrebbe essere la donna in grado di costruire sinergie con il gruppo Telecom, sulla base delle dichiarazioni rilasciate a Torino dal presidente Gabriele Galateri, a margine della celebrazione per i cento anni della Olivetti. Francesco Forlenza, vicepresidente esecutivo, con la nomina di Grieco ha assunto la presidenza di Olivetti, con delega in materia di ricerca e sviluppo prodotti, processi di staff e qualità mentre Mauro Nanni, direttore Top Clients&Ict services di Telecom Italia, mantiene la sua presenza nel consiglio di amministrazione assumendo la carica di vicepresidente.
E se c'era, tra i lavoratori, chi ha immaginato che la nomina di un amministratore delegato potesse cambiare il piano industriale in discussione, ha dovuto ricredersi in fretta. Olivetti, al contrario, intende stringere sul piano illustrato nel corso di più incontri alle organizzazioni sindacali. E' stata formalmente aperta la procedura di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione che durerà un anno, ma l'azienda vorrebbe completare i corsi e la ricollocazione di centottanta dei duecentoquaranta esuberi entro la metà dell'anno prossimo.
Per ottanta lavoratori sarà aperta una procedura di mobilità: Olivetti ritiene che questo sia il numero di persone che, con gli ammortizzatori sociali, possano raggiungere i requisiti per la pensione.
Venerdi mattina, la trattativa è proseguita con i responsabili del personale di Olivetti. Il giorno prima, una delegazione di lavoratori e sindacalisti era stata ricevuta dal sindaco Carlo Della Pepa e dall'assessore al Lavoro Enrico Capirone.
Dunque il piano. Agliè sarà definitivamente chiuso. Olivetti vorrebbe far partire i corsi per le prime sessanta persone entro metà dicembre, per continuare a gennaio e febbraio. Sono previsti corsi generici di alfabetizzazione informatica ai quali seguiranno moduli formativi più specifici per coloro che saranno trasferiti ad Advalso, società 100% Olivetti che avrà sede a Scarmagno e lavorerà per conto Telecom. I primi a cominciare la cassa integrazione dovrebbero essere i lavoratori di Arnad.
Molto negativo il giudizio della Fiom. Federico Bellono, che sollecita un intervento più attivo da parte delle istituzioni, sottolinea: «Se non arriveranno presto sinergie con Telecom, il destino di Olivetti è segnato. Resta per ora un piano che porterà trasmigrazioni massicce tra il Canavese e la Valle d'Aosta e un'attività di call center di medio-basso livello e con orari più disagevoli. Non lasceremo soli i lavoratori nel tentativo di limitare i disagi che ne deriveranno». Donato Spinazzola, Fim, sottolinea: «L'azienda non ha risposto positivamente alla nostra richiesta di mantenere in Canavese tutte le lavorazioni di Agliè. Ha però dato la disponibilità a trattare sul piano dell'integrazione salariale. Già nell'accordo scaturito dopo l'ultima riorganizzazione, avevamo concordato un'integrazione. I lavoratori hanno subito molte ristrutturazioni senza avere alcuna colpa: con i tempi che corrono, è chiaro che non devono rimetterci sul piano economico». Su questo punto è d'accordo Alberto Mancino, Uilm: «Nessun sacrificio dei lavoratori sul piano economico che, secondo noi, dovranno rimanere in cassa integrazione il meno possibile. L'incontro di venerdi è stato esaustivo sul piano delle informazioni. E' evidente, però, che l'azienda deve impegnarsi per concretizzare tutti i progetti». (ri.co.)