ECONOMIA E LAVORO

IVREA. Una scommessa convinta sull'auto elettrica, che sarà prodotta nello stabilimento di San Giorgio. Un impegno forte nel mantenere tutti gli stabilimenti del gruppo e a non dichiarare esuberi pur confermando la necessità di uno snellimento della struttura attraverso mobilità volontaria. Il momento, però, è difficilissimo. I debiti del gruppo Pininfarina sono altissimi (oltre seicento milioni di euro) e la decisione sul futuro è affidata a tredici istituti di credito. La volontà del gruppo è stata espressa venerdi mattina nel corso di un atteso incontro con le organizzazioni sindacali dal direttore generale Silvio Angori, dalla tragica morte di Andrea Pininfarina con quasi tutte le deleghe operative. Il gruppo smentisce, quindi, le informazioni circolate dopo una riunione con il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, con la previsione della chiusura di due dei tre stabilimenti e dell'annuncio di settecento esuberi. Il piano industriale, però, è subordinato alla decisione delle banche.
Mercoledi 12 novembre ci sarà un consiglio di amministrazione e si tratta di giorni cruciali. Per arrivare a uno sbocco effettivo, ovvero la produzione dell'auto elettrica, occorrerà attendere il 2010 e per i lavoratori si annuncia, nella migliore delle ipotesi, un anno di ammortizzatori sociali. Pininfarina ipotizza il ricorso alla cassa integrazione in deroga e i lavoratori, come prospettiva, hanno quella di lavorare per un anno — il 2009 — una settimana sola al mese. La ‘testa' del gruppo, in questa riorganizzazione, sarà trasferita da Grugliasco a Cambiano, dove ha sede il centro ricerche. Grugliasco, come San Giorgio e Bairo, resterà uno stabilimento produttivo.
Il confronto dell'azienda con le organizzazioni sindacali continuerà giovedi 20 novembre mentre giovedi 13, alle 9,30, contemporaneamente in tutti gli stabilimenti del gruppo, insieme con i cassintegrati, ci saranno le assemblee con i lavoratori.
Giorgio Airaudo, numero uno della Fiom, sottolinea: «E' importante che l'azienda abbia confermato l'intenzione di proseguire l'attività industriale, che non si licenzi e non si chiuda alcun stabilimento. E' grave che venga chiesto un ulteriore sacrificio ai lavoratori». L'attenzione, ora, si sposta sulla decisione che le banche dovranno prendere: «Sarebbe assurdo che strangolassero la Pininfarina e impedissero il disegno di un prodotto ecocompatibile. Non escludiamo un'iniziativa nei confronti degli istituti di credito». Vito Bianchino, funzionario Fim, sottolinea: «Il sindacato è disponibile a cercare di individuare i percorsi per la salvaguardia dei lavoratori, ma ora è necessario che le banche mettano in condizione l'azienda di portare avanti i propri progetti». L'attenzione è concentrata a ciò che accadrà nei prossimi giorni: «E' una situazione molto delicata — osserva Alberto Mancino, segretario Uilm — In questo momento non ci sono certezze se non che serve un atto di responsabilità delle banche». (ri.co.)