Pininfarina, a rischio due stabilimenti Preoccupazione tra i lavoratori di San Giorgio e Bairo

SAN GIORGIO. Un'ora di sciopero giovedi, con un'adesione significativa. Perchè la notizia anticipata da ‘Repubblica' su un incontro tra Paolo Pininfarina e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino dove sarebbero stati dati i numeri dei lavoratori in esubero (700) e annunciato la chiusura di due dei tre stabilimenti produttivi ha avuto l'effetto di una mazzata.
Le voci, in realtà, già circolavano da tempo e che fosse nell'aria un piano di razionalizzazione lo sapevano tutti. Ma nessuno immaginava che si trattasse di un piano di queste proporzioni. La preoccupazione è salita alle stelle: gli stabilimenti di San Giorgio (poco più di 200 addetti) e Bairo (500) non prevedono la possibilità di completare il ciclo produttivo, cosa che invece accade a Grugliasco. Per giovedi mattina, 6 novembre, l'azienda ha convocato le organizzazioni sindacali ad un incontro all'Unione Industriali di Torino. Da li, probabilmente, si uscirà con le idee più chiare per il futuro.
«Ci hanno detto che quelle informazioni erano false e sarebbero state smentite — dicono alcuni lavoratori — ma in realtà, seguendo le notizie sui media, nulla di quanto è stato scritto è poi stato davvero smentito. Anzi». Fabio Militto è una Rsu Fim dello stabilimento di Bairo. «In settembre — racconta — avevamo incontrato Paolo Pininfarina e ci aveva rassicurati. Ci aveva spiegato che, dopo la prematura e tragica morte di Andrea Pininfarina, con la sorella Lorenza avrebbero proseguito nella strada già intrapresa e che avrebbe cercato di tenere in Italia le produzioni». Tra i progetti, oltre a quelli di carattere finanziario con accordi internazionali, c'era quello dell'auto elettrica: «Avrebbe dovuto essere un traguardo importante — aggiunge — nel 2010 e fino ad allora si sarebbe cercato di gestire la situazione». A Bairo, la produzione del Mitsubishi cabrio «è sospesa da luglio — aggiunge il delegato — mentre va avanti quella della Ford Focus cabrio, ma per restare tutti in fabbrica lavoriamo a turno e poi stiamo in cassa integrazione». A San Giorgio, invece, ci sono meno lavoratori impegnati nell'Alfa spider e coupè.
Alberto Mancino, segretario Uilm, attende l'incontro di giovedi: «Con Pininfarina, le relazioni sindacali sono sempre state corrette. Spiace, dopo aver chiesto da tempo un incontro, essere informati dai media su quanto dovrebbe avvenire». Giorgio Airaudo, segretario provinciale Fiom, sostiene che va «verificata la reale volontà dell'azienda di proseguire la propria missione industriale e se manterrà l'impegno di lavorare sull'auto elettrica, impegno che se fosse mantenuto dovrebbe trovare il sostegno di tutto il sistema economico piemontese, pubblico e privato».
Preoccupati anche i sindaci di San Giorgio, Massimo Arri, e di Bairo, Ilario Bolla. Entrambi sottolineano come un'eventuale chiusura dei due stabilimenti sarebbe una mazzata per il sistema industriale del Canavese. «Aspettiamo l'incontro con il sindacato — sottolinea Bolla — e poi anche noi cercheremo di saperne di più». (ri.co.)