IL PRESIDE «Queste scelte non si possono calare dall'alto»

IVREA. La protesta sulla Riforma Gelmini coiunvolge tutto il mondo della scuola, docenti compresi. «Qualsiasi decisione, che tocca il mondo della scuola, si deve basare unicamente su scelte pedagogiche e didattiche. I tagli indiscriminati non fanno che danneggiare un'istituzione pubblica che funziona e va difesa, perché consente a tutti di potere accedere al mondo del sapere». Lo dice convinto il preside della media Fermi (con sede centrale a Burolo e con succursali a Strambino, Piverone e Vestignè) Giuseppe Delaurenti, il quale non contesta tutto il decreto Gelmini.
«La scelta della valutazione in decimi, anche per la scuola media, non è negativa. Anzi sono tanti i genitori che la stanno accettando di buon grado perché più chiara, rispetto ai giudizi espressi in aggettivi - precisa Delaurenti -. Purtroppo per i nuovi provvedimenti è mancato il confronto fra il ministero e i diretti interessati, in particolare i docenti e le famiglie».
«I movimenti di protesta, sorti nelle ultime settimane, — dice Delaurenti — mettono proprio in evidenza che non si possono calare dall'alto scelte che vanno ad intaccare un'organizzazione scolastica già duramente colpita dai tagli compiuti nel passato. Personalmente sono preoccupato per la Scuola Media perché non c'è chiarezza sui provvedimenti».
«Si parla — dice il preside — di un incremento del numero di alunni da 25 a 28, per poter formare una classe. Il tempo normale da 32 ore dovrebbe scendere a 29 e quello prolungato non deve disporre di più di 36 ore. Si tratta di opzioni che penalizzano quel benessere che oggi si può respirare in tanti nostri plessi, dove per gli alunni è possibile effettuare una programmazione personalizzata, in grado di evitare la dispersione scolastica, un neo della scuola italiana che invece andrebbe estirpato».
«Indubbiamente la scuola va riformata - conclude il preside della media Fermi- collegandola maggiormente alla società. Vanno scartate infine le Fondazioni, organismi che non potranno garantire la libertà di insegnamento». (g.a.)