Il vicesindaco e i cittadini «Ma in città c'è sicurezza»

ALTO CANAVESE. Un episodio inquietante. Un fatto terribile. Un ragazzo di ventidue anni ucciso a colpi di pistola e bruciato. Un'esecuzione spietata. Un delitto che, dalla ricostruzione degli inquirenti, è maturato sul territorio, tra protagonisti giovani. Un quadro che non lascia indifferenti. In città, però, si cerca di ridimensionare.
Le forze dell'ordine che controllano il territorio sottolineano che, se arrivassero informazioni in merito ad estorsioni, a richieste di pizzo, a ramificazioni affaristiche, l'intervento sarebbe immediato. A livello locale, le forze dell'ordine ritengono di escludere un legame diretto tra Vincenzo Solli e le cosche mafiose. Solli è noto, ma è una figura di secondo piano. Questo non significa che, proprio a Cuorgnè, non ci siano alcune situazioni piuttosto delicate e attentamente monitorate, compreso qualche personaggio legato alla criminalità organizzata.
Difende la tranquillità del territorio anche il vicesindaco Candido Ghiglieri. Mercoledi mattina è al suo posto, in Comune, con l'assessore Guglielmo Pitta. «Siamo ancora allibiti per quello che è successo a Borgiallo — dicono i due amministratori —. Ma siamo convinti, e abbiamo i dati concreti per affermarlo, che il paese non sia sotto il giogo della criminalità organizzata. Il personaggio sospettato di essere coinvolto nell'omicidio di Trapasso, lo conosciamo bene, e lo conoscono anche i nostri vigili che, in più occasioni lo hanno fermato. E un poveretto che passa tutto il suo tempo al bar. Siamo convinti che nel night di Borgiallo lui ci vada soltanto per divertirsi in compagnia delle ballerine e non certo per preparare dei ‘colpi'».
«Lo stesso prefetto di Torino — proseguono — , da noi interpellato in seguito alle notizie di certa stampa che ci attaccava sul fronte della sicurezza, ci ha scritto che a Cuorgnè non esistono situazioni di connivenze mafiose. Magari una famiglia legata alla ‘ndrangeta' c'è. Ma qui non ha mai creato problemi».
Ad avere il termometro sul senso di sicurezza della città sono anche i gestori del ‘Bar Umberto' l'unico locale che resta aperto fino alle due di notte. «Cuorgnè non è diverso da tutti gli altri paesi. Ormai con la delinquenza ci siamo abituati convivere — dice la titolare — Ma non abbiamo certo paura. Non ci sentiamo un paese in mano alla mafia. Anzi qui non esiste proprio. O quantomeno se ne sta tranquilla. Se fosse altrimenti, come qualcuno vuole anche far credere, dando di Cuorgnè un'immagine non vera, io di certo non ritornerei a casa da sola alle tre di notte. Tra noi e Gomorra c'è una bella differenza. Per fortuna».
Lidya Massia