Giudici diversi, sentenze contraddittorie In primo grado, a Ivrea, tutti assolti La Corte d'Appello, a Torino, condanna

IVREA. Il dispositivo della sentenza, la Corte d'Appello di Torino, l'ha depositato nella tarda mattinata di venerdi. Le repliche dei difensori e del procuratore generale Virginia Borgani erano state appena ventiquattro ore prima. Corrado Ariaudo, amministratore unico di Op Computers spa, è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Era accusato di bancarotta.
I giudici hanno mano pesante per quanto riguarda le pene accessorie. Ad Ariaudo, i giudici dell'Appello (presidente Oggè, relatore Pellis) sono stati inflitti dieci anni di inabilitazione all'esercizio di imprese commerciali e di incapacità a esercitare uffici direttivi. Dettaglio non irrilevante: solo la reclusione è coperta dall'indulto e la pena è fuori dalla condizionale. Tutti gli altri soggetti escono invece definitivamente di scena. I commercialisti Alessandro e Diego Sabolo sono assolti dalla bancarotta, cosi come i sindaci della società Umberto Bacchetta, Arrigo Franceschini e Maurizio Strozzi. Prescrizione per la falsa perizia, che riguardava i Sabolo e Ariaudo. Un capitolo, quindi, che si chiude definitivamente. A Ivrea, in primo grado, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato davanti al giudice Alessandra Pfiffner, tutti gli imputati erano stati assolti perchè il fatto non sussiste. Era il 16 settembre di tre anni fa. Contro la sentenza di assoluzione (una richiesta di assoluzione, tra l'altro, era venuta dallo stesso pm Roberto Ruscello) si erano opposte le parti civili, ovvero un gruppo di lavoratori rappresentati dagli avvocati Simone Bisacca e Fabrizio Mossetti. I legali avevano chiesto alla procura generale di Torino di impugnare la sentenza. Un iter lungo e complesso che, però, ha portato alla celebrazione del processo di appello.
L'interessato. Ariaudo sintetizza il suo pensiero in due righe: «Dall'inizio di questa persecuzione — dice — mi sono imposto di non commentare i continui, infiniti passaggi giudiziari e rispetterò questo impegno fino all'esito del terzo grado di giudizio». Che, quindi, il caso Op Computer arrivi fino alla Cassazione è scontato. Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro novanta giorni), gli avvocati avranno quarantacinque giorni di tempo per presentare ricorso in Cassazione. La curiosità su come i giudici di Appello argomenteranno la decisione che ribalta l'assoluzione del primo grado è trasversale. Gli avvocati Bisacca e Mossetti non escludono, sempre sulla base delle motivazioni, di chiedere la riapertura di un'inchiesta oggi archiviata che aveva esaminato gli accordi legati alla nascita di Op Computers e il trasferimento in quella società dell'attività dei pc.
La difesa Ariaudo. Cesare Zaccone, legale di Corrado Ariaudo, si dichiara ‘sorpreso'. «La sentenza della Corte d'Appello che ha condannato il dottor Ariaudo, contro la quale sarà ovviamente proposto ricorso — spiega Zaccone — ribaltando una precedente sentenza assolutoria e disattendendo una perizia redatta dal più illustre esperto della materia, ci ha molto sorpresi, perchè si pone in netto contrasto con altre due sentenze della stessa Corte che avevano riconosciuto la perfetta legittimità dei comportamenti tenuti in occasione della vendita a terzi dell'azienda computers e avevano negato che le attuali parti civili avessero diritto al risarcimento dei danni. Non possiamo che ribadire che l'operazione di vendita, realizzata in contraddittorio con l'acquirente e con l'assistenza di illustri professionisti, fu dal dottor Ariaudo gestita nella più assoluta correttezza, in perfetta trasparenza e buona fede, secondo le decisioni assunte dai vertici aziendali e nel rispetto dei contratti stipulati con l'acquirente».
La difesa Sabolo. Luca Fiore, avvocato di Diego e Alessandro Sabolo, sottolinea: «Al di là della soddisfazione per l'assoluzione dei miei assistiti, devo dire che la sentenza mi lascia profondamente perplesso perchè non riesco a trovare una giustificazione logica per la condanna nei confronti del dottor Ariaudo».
I legali dei lavoratori. Simone Bisacca e Fabrizio Mossetti da dieci anni seguono le vicende giudiziarie dei lavoratori Op Computer. Il primo esposto risale infatti al 30 luglio del 1998, dieci mesi prima del fallimento della società. Bisacca ricorda quel giorno: «Vennero da me alcuni lavoratori e mi spiegarono che, dal loro punto di vista, c'erano alcune cose che non quadravano. Molte di quelle affermazioni di allora trovano conferme in atti giudiziari, consulenze, relazioni dei curatori fallimentari».
Il commento. C'è soddisfazione per la sentenza della corte, ma non trionfalismi. Anzi. L'avvocato Fabrizio Mossetti sintetizza in una battuta: «Più che una vittoria, questa è la fotografia di una sconfitta».
I lavoratori. Dieci anni sono un periodo significativo nella vita di una persona. Il gruppo di lavoratori che da dieci anni si affida alla giustizia per avere chiarezza su quanto accaduto segue gli eventi con dignità. Raccontano di com'è cambiata la loro vita, di come il loro reddito è passato improvvisamente dai quattro, cinque milioni al mese al salario della cassa integrazione e di come, con quelle cifre, abbiano fatto i conti con i mutui e i figli da mandare all'università. Ezio Carlevaris, ad esempio, aveva quarant'anni. Oggi è in mobilità: «Ho dovuto reimpostare tutti i miei obiettivi: di lavoro, personali, familiari». Nello scacchiere delle società che si sono susseguite, Carlevaris ha vissuto il fallimento della OliIt, cinque anni dopo quello della Op Computers. Un pensiero, comunque, tutti tengono a ribadirlo: «Noi amavamo la nostra azienda. Eravamo contenti di far parte del mondo Olivetti».
Il sindacato. Federico Bellono, Fiom: «Quella della Op Computers è infatti una vicenda emblematica dello spezzatino Olivetti. Le ferite di quella vicenda — scrive — sono ancora aperte, come dimostrano le centinaia di lavoratori della Olit e della Cms ancora in mobilità o in cassa integrazione».
Gli altri procedimenti penali. Sono stati diversi. Su due, riguardanti la vita della Op Computers dalla cessione del 1997 al fallimento del 1999. Il tribunale di Ivrea ha condannato gli imputati (tra cui Edward Gottesman e Roberto Schisano) a pene che vanno dai sei ai quattro anni e sei mesi di reclusione.
Rita Cola