Da sabato 11 in mostra le opere dell'artista eporediese La ‘Sala Cupola' ospita disegni di Cesare Carlino
IVREA. Si inaugurerà sabato 11, alle 17, presso la Sala Cupola, una piccola ma significativa mostra dedicata ai 'Disegni di Cesare Carlino". Nato nel 1843 e morto, a soli 45 anni, nel 1888, il pittore eporediese, figlio di un cerusico (Carlo, ricordato in una targa nell'atrio del Municipio), compi i suoi studi artistici a Torino, all'Accademia Albertina, sotto la guida di Andra Gastaldi.
'Nella sua arte -ricordò l'avvocato Giuseppe Riva nell'elogio funebre- ascoltò e assecondò il proprio modo di sentire, che fu semplice e dolcissimo. Accurato nelle forme, prudente nel colorito, rifuggi dalle note smaglianti, e l'intonazione del quadro fu sempre in armonia morale col soggetto. Amava i bambini e per le sue tele preferiva le scene gentili e attraenti di quell'età".
‘Aurora e tramonto', ‘Amarilli allo specchio', ‘L'ottantesima primavera' sono i titoli di alcune delle opere più conosciute; tra i migliori lavori del suo pennello anche ‘Cri-Cri, sauta fora da to ni', ‘Che cos'è il catechismo' (tela esposta alla Promotrice delle Belle Arti nel 1870 e acquistata dal Principe di Carignano) e ‘ ‘L barometro a marca patele' (opera che il re Umberto I volle nelle proprie collezioni). L'artista fu professore all'Istituto Tecnico Regio.
«Guardare i disegni di Carlino significa entrare in contatto con la realtà contadina ed agreste del pieno Ottocento: le sue figure di uomini, di donne, di bambini, sono inserite in un ambiente ‘popolano' dove ciò che accade ripropone gesti e attività semplici, consuete, che si ripetono uguali nel tempo». Lo afferma Gianni Cimalando, assessore alla Cultura, cui sta molto a cuore il percorso di valorizzazione degli artisti eporediesi che hanno segnato in modo positivo le vicende culturali cittadine.
«Molto volentieri — aggiunge Cimalando - l'assessorato ha accolto il desiderio di Lina Carlino, anch'essa pittrice, di una mostra che riscoprisse la figura del nonno e ne ricordasse il valore dell'opera».
E conclude: «Il modo con il quale Carlino tratteggia le sue figure mi ricorda l'incipit del ‘Fanciullino' pascoliano ed evoca temi che non lasciarono indifferente nemmeno il giovane Gozzano: nella sua pittura non ritrovoperò la morbosità pascolana e nemmeno l'ironica rassegnazione di Gozzano. Nelle opere dell'artista eporediese è raffigurato un mondo ideale dove la vita si svolge secondo ritmi naturali rapportati a quelli biologici dell'uomo, dove il giorno e la notte sono vissuti per lavorare e per riposare». Mostra aperta fino al 26 ottobre, venerdi, sabato e domenica, dalle 15 alle 19.