SAN GIORGIO. In paese, Carlo Bonuccelli, se lo ricordano in molti. Relegato, per il suo enorme peso, nel piccolo appartamento di via Gioannini, con le sue mani (e sul finire della vita, proprio per la sua mole, anche con i suoi piedi) dipingeva paesaggi colorati, forme, boschi incantati, cieli e astri. A sette anni dalla scomparsa, la sala consiliare ospita la prima mostra di pittura di Carlo Bonuccelli.
L'iniziativa, voluta e organizzata dalla cooperativa Pollicino, si intitola 'Segni, colori, emozioni oltre il disagio". Bonuccelli era un personaggio affascinante e complesso. Nato nel 1945, aveva lavorato alla Olivetti. All'inizio degli anni Ottanta, però, aveva deciso di lasciare la fabbrica per dedicarsi alla sua passione, l'arte. La vita, dentro di lui, era presente con una profonda inquetudine.
Paolo Marengo, oggi della cooperativa Pollicino e tra i più convinti organizzatori della mostra, ha conosciuto Bonuccelli nel dicembre di ventitre anni fa. «Stava dipingendo — racconta — il quadro 'La mia vita", di tre metri per cinque. Ho avuto modo di vederlo dipingere per quasi un anno, si interessava di filosofia orientale e aveva una grande capacità di introspezione». In quel periodo, Carlo Bonuccelli si trovava alla Casa dell'Ospitalità. La pittura gli era entrata dentro da quando aveva vent'anni, ma era diventato il suo mestiere una decina di anni più tardi, dopo aver studiato all'Accademia Albertina di Torino e all'istituto di arte di Castellamonte. I suoi maestri sono stati il celebre professor Soffiantino, a Castellamonte ha seguito gli insegnamenti del maestro Torriero.
Dipingere, per Bonuccelli, era tutto. Vita e ossessione, colori, gioia, forme, pensieri. Una notte barattò la sua auto — una 127 amaranto — con dodici tele che dipinse per ore e ore senza mai fermarsi e raffigurando sempre lo stesso soggetto: un bosco con diverse tonalità di colore. L'immagine perfetta, però, quella notte non venne e alla fine Bonuccelli fu aggredito dalla stanchezza e dallo sconforto o forse da tutte e due insieme. Cosi, in quattro e quattr'otto, le aveva cancellate.
Carlo Bonuccelli, in seguito, prosegui per la sua strada e, alla cooperativa, chi lo conosceva si è chiesto molte volte cosa la sorte avesse riservato per lui. Passarono gli anni e l'artista era stato tra Ivrea, Caluso e San Giorgio, dove infine si era stabilito. Le sue condizioni, nell'ultima parte della sua esistenza, si erano aggravate. La vita premeva e lui, con i suoi disegni e quadri di un fascino difficile da descrivere, non esitava a cedere le sue opere in cambio di ciò che il quotidiano richiede. Molti hanno approfittato delle sue debolezze, ma altrettanti lo hanno sostenuto con convinzione e rispetto anche quando le situazioni si sono fatte difficili. Elegante e curioso nel suo aspetto massiccio e nel modo di raccontare, lo si poteva vedere dipingere nei vari angoli del centro storico di San Giorgio, pronto (come nella fotografia pubblicata) a diventare egli stesso opera d'arte all'interno di una cornice.
Nell'ultimo periodo era arrivato a pesare 156 chili e non riusciva più a muoversi dal suo piccolo appartamento di via Gioannini. All'arte, però, non ha mai saputo e voluto rinunciare. Impossibilitato nei movimenti, riusciva comunque a dipingere con i piedi. Alla sua morte, nel 2001, aveva appena 56 anni.
La mostra si inaugura sabato 4 alle 19. Alessandra Mr D'Agostino leggerà le poesie di Bonuccelli. L'esposizione resterà aperta fino al 19 ottobre, il sabato e la domenica in orario 10-12,30 e 15,30-19,30, il martedi 10-12,30, il giovedi 21-23. (ri.co.)