Senza Titolo
di Tiziano Passera
Da ormai diverse, recenti edizioni la Festa dell'Uva di Caluso ha individuato una sua ragione d'essere valorizzando le proprie radici, o meglio ancora alle radici di quel territorio calusiese che da sempre costituisce un'area canavesana unica nel suo genere. Qui da sempre il legame con il territorio e più ancora ‘con la terra' ha rappresentato qualcosa di unico, soprattutto grazie alle particolarità geomorfologiche in grado di favorire nascita e sviluppo della cultura della vite.
Non deve quindi stupire se, allorché nel 1930 il Ministero dell'Agricoltura esortò i comuni italiani a vocazione vitivinicola a dare vita alle sagre aventi l'uva per protagonista, Caluso fu fra i non molti che che aderirono. Se l'allora amministrazione comunale non avesse organizzato quella che fu la prima ‘Festa dell'Uva' a tutti gli effetti (pur ovviamente tra le difficoltà immaginabili, come possono intuire i solerti ed encomiabili organizzatori odierni), confermandola anche nei tre anni successivi, molto probabilmente il principale quotidiano torinese non avrebbe deciso di scegliere Caluso quale sede, nel settembre 1934, della ‘Festa vendemmiale' che a quei tempi era itinerante nei vari paesi del Piemonte.
A quanto ci risulta, il successo di quella ‘quinta' sagra dell'uva se da un lato vide arrivare in Caluso diverse migliaia di turisti, contribuendo ad accrescere la fama di Caluso e dei suoi vini, dall'altro ebbe l'effetto di smorzare l'entusiamo degli organizzatori locali, che lasciarono cadere il discorso.
Fortunatamente, superata la drammatica parentesi della guerra, poco alla volta la gente del posto ritrovò la voglia di fare festa, impegnandosi nell'allestimento di una sagra che da sessant'anni esatti sapientemente abbina gli aspetti distensivi a quelli commerciali ed... etnografici: valorizzare i rinomati doc locali altro non è che rinsaldare le radici nostre e della vite insieme, come stanno peraltro facendo enti come la Cooperativa Erbaluce, la Credenza Vinicola e l'Enoteca, ovviamente in sinergia con l'amministrazione comunale.
Una valorizzazione che ha ispirato il Gemellaggio con gli amici francesi di Brissac-Quincé, che proprio quest'anno sono attesi per la prima volta alla Festa dell'Uva, per intervenirvi da ospiti e da protagonisti, al fianco dei rioni e delle frazioni calusiesi. Nato dall'acqua (del Canale Brissac, per intenderci) e consolidato da tempo da brindisi di buon vino, il Gemellaggio è anche un ponte verso quella parte di Europa da conquistare, enologicamente parlando. Sicuramente i continui scambi che hanno caratterizzato il Gemellaggio non possono che giovare a Caluso.