Senza Titolo
VALPERGA. Un mattatoio. Padre Sergio Baldin, il guardiano di Belmonte, in condizioni gravissime al San Giovanni Bosco di Torino. Padre Emanuele Battagliotti, l'economo, presidente dell'Ente Parchi del Canavese, e padre Martino Gurini, 47 anni in Bolivia e da alcuni mesi al Santuario per un periodo di riposo, ricoverati all'ospedale di Cuorgnè, nel reparto di chirurgia con una progonosi tra i 20 e i 30 giorni. E fra Salvatore, una vita all'infermeria provinciale della chiesa di San Bernardino, a Torino, trasferito nella tarda mattinata di ieri, mercoledi, dallo stesso nosocomio ad Ivrea, dopo essere stato colpito da un infarto. Non ci sono parole o aggettivi adatti per descrivere quanto accaduto martedi sera nel luogo centro della fede in Alto Canavese. Un gesto di una brutalità tale che si fatica a credere possa essere stato perpetrato da soggetti appartenenti al genere umano. Hanno picchiato come belve scatenate persone inermi, alcune già molto avanti negli anni. Hanno infierito senza fermarsi con la furia di chi non conosce limiti. Hanno massacrato gente buona che chi è devoto della Madonna di Belmonte ha imparato a riconoscere, negli anni. E ad amare. Ora, uno dei frati lotta per la vita e tutte le parrocchie altocanavesane, a cominciare da quelle di Cuorgnè, Valperga, Prascorsano, intensificano le veglie di preghiera. E gli altri sono nei loro letti della stanza 5 del reparto di chirurgia del nosocomio cuorgnatese col volto ancora schizzato di sangue, la testa fracassata e ricucita, il collare protettivo. Cronaca di una serata tragica che ha segnato, probabilmente per sempre, la storia del Santuario mariano e dei loro custodi. Sono passate da poco le 19. I frati sono nel refettorio, quando improvvisamente fanno irruzione almeno tre uomini incappucciati. Sono passati dalla legnaia, probabilmente. Hanno in mano dei bastoni. Senza spiegazione, senza proferire parola, cominciano ad infierire sui religiosi. Colpiscono alla testa e su ogni parte del corpo. I padri non hanno neppure il tempo di difendersi. Chi può cerca di proteggersi in qualche modo ma gli aggressori sono scatenati. Il più giovane, padre Baldin, viene investito da un raffica di colpi. Il sangue schizza ovunque: sulle pareti, sul pavimento, sugli arredi del refettorio. I frati vengono legati e gli aggressori cominciano a perquisirli per verificare se in tasca hanno qualcosa. Poi, salgono ai piani superiori del convento e rovistano in ogni camera. Sotto, è un gemere, un lamentarsi, che non produce pietà alcuna. I frati restano immobili, anche se potrebbero cercare di liberarsi, anche dopo che le belve hanno già lasciato il convento. «Ci sembrava di sentire ancora dei rumori e avevamo paura che tornassero», dirà padre Battagliotti ai soccorritori. Sono passate quasi due ore. Qualcuno dei religiosi riesce a sciogliere i nodi. L'economo dice di telefonare ai carabinieri di Cuorgnè che accorrono, poco dopo. Lo spettacolo che si presenta dinnanzi ai loro occhi è allucinante. Anche chi è abituato, per mestiere, a scenari tragici, descrive come apocalittico ciò che ha visto. Da Cuorgnè è un via vai di ambulanze in direzione del Santuario. Le condizioni di padre Baldin sono tali che è inutile un passaggio al Pronto soccorso in Canavese. Si va direttamente a Torino, al San Giovanni Bosco. Per gli altre tre religiosi ci sono le prime cure. Ma non è un lavoro di routine. La brutalità ha scavato solchi profondi e non solo nelle carni. Non è facile, neppure per medici e infermieri, intervenire. C'è dolore, prostrazione, rabbia. Intanto, vengono istituiti posti di blocco nella speranza d'intercettare gli aggressori. Chi erano, che cosa volessero realmente, resta da spiegare. Uno violenza cosi gratuita solo per far razzia di un po' di denaro (sempre ve ne fosse) o oggetti di valore è inammissibile. Non si massacrano degli innocenti per cosi poco. Chi è entrato nel refettorio aveva ben chiaro ciò che doveva fare. E lo ha fatto. Un disegno criminale che non ha trascurato nulla. Senza curarsi del posto, delle vittime, di ciò che rappresenta, per la comunità tutta, Belmonte. Mauro Michelotti