IVREA. «E' stata un'esperienza che sicuramente lascerà un'impronta negativa nell'animo di mia figlia. Lei, promossa dal Consiglio di Classe agli esami di riparazione, ha trovato scritto sul tabellone dei risultati la frase: non ammessa all'anno successivo. Vale a dire bocciata! Si è trattato di un errore, di una grossolana superficialità che poteva avere anche tragiche conseguenze». Lo dice uno dei genitori di una delle due studentesse del Liceo Gramsci coinvolte in un deplorevole episodio. Un episodio che mette in luce quanto sia essenziale, per gli insegnanti, qualsiasi sia il loro ruolo nella scuola, svolgere il proprio lavoro con attenzione e scrupolo. Il fatto. Due studentesse del Liceo, come tanti loro compagni, a giugno registrano, in alcune materie, dei debiti formativi (cioè l'insufficienza), che rispetto al passato, proprio da quest'anno vanno saldati, con prove specifiche, prima dell'inizio del nuovo anno scolastico. Le due giovani studiano durante l'estate, seguono i corsi previsti, vanno a ripetizione. Si presentano quindi all'appuntamento di fine agosto e affrontano l'esame. A conclusione delle prove, di fronte alla loro comprensibile ansietà, gli insegnanti, consapevoli di quanto le ragazze stanno vivendo, le rassicurano sui risultati raggiunti e le studentesse si tranquillizzano, perché certe della promozione. Un sabato da dimenticare. Concluse le varie prove per tutti gli allievi interessati, seguono gli scrutini e sabato 30 agosto vengono affissi i tabelloni. Le due studentesse vanno a controllare l'esito che considerano scontato. Ma sorpresa! Sul tabellone leggono però di non essere state ammesse all'anno che sta per aprirsi. Sconvolte dall'amara scoperta, perché una bocciatura significa perdere il ritmo nel percorso scolastico, ed è particolarmente difficile superare una cosi grave sconfitta quando si è persuasi, perché rassicurati dagli insegnanti, di aver superato le prove. La disperazione. Lo sconforto coglie in particolare una delle famiglie, il cui padre cerca di raggiungere gli insegnanti ma invano. «Dopo un giro di telefonate ho avuto il numero del telefonino di una docente di mia figlia - racconta —. L'ho chiamata ed ella mi ha risposto decisamente scocciata, dicendo che dovevo contattare la coordinatrice del Consiglio di classe della ragazza e non mi ha dato altri ragguagli». «Dopo due giorni di pianti a non finire da parte di mia figlia, di dolore vero e proprio da parte nostra che non ci aspettavamo tale esito, lunedi mattina alle ore 11 finalmente riceviamo la telefonata della preside Maria Laura Bocca, la quale si scusa per l'errore». La protesta. «Personalmente — prosegue il genitore - comprendo che si possano fare errori ma la preside, secondo me, avrebbe dovuto farsi viva e non aspettare due giorni, per noi durati un'eternità. Non si può , a causa di una deplorevole superficialità, far vivere a delle ragazze una situazione di cosi forte stress, oltretutto immeritata perché, alla fine, mia figlia aveva compiuto il proprio dovere e superato gli esami». «La scuola è una cosa seria e la bocciatura è un giudizio cosi negativo che anche chi se l'è meritata, spesso la trasforma in dramma. Per me tutta la vicenda doveva essere trattata con più delicatezza». Le giustificazioni. Maria Laura Bocca si dice molto spiaciuta e spiega: «L'errore è stato causato dall'utilizzo di un nuovo programma informatico. Le due studentesse facevano parte della classe scrutinata per prima e il coordinatore non ha attivato un tasto che avrebbe evitato di produrre l'errore, il quale non si è più verificato per gli scrutini successivi». «Non nego la gravità di quanto accaduto - afferma Bocca -. Ho preso provvedimenti al riguardo e garantisco che non capiterà più. Mi sono scusata con le famiglie interessate, una delle quali ho raggiunto per telefono sabato pomeriggio. Quando si è costretti ad effettuare tanti scrutini, uno dopo l'altro, e per ore e ore, si possono compiere degli errori, certamente non scusabili. Sabato mattina io ero in presidenza ad accogliere i genitori. Se quelli delle due studentesse, erroneamente respinte, mi avessero contattato, avremmo rimediato subito». Studentesse promosse, dunque, ma professori e preside 'bocciati". (g.a.)