Il servizio delle religiose non si limitava all'insegnamento Gli ‘angeli' dell'ospedale
CALUSO. É proprio il caso di dire che con l'addio delle suore dell'Immacolata se ne va un pezzo di storia. Un pezzo consistente della storia dell'Asilo Guala, ma anche un pezzo importante della storia di Caluso e di generazioni e generazioni di suoi abitanti. Le religiose, che all'apertura dell'istituzione fermamente voluta dall'allora arciprete Giovanni Guala costituirono il nucleo intorno al quale nei successivi oltre 150 anni si sarebbero avvicendate anche altre componenti locali, in tutto questo tempo hanno rappresentato un insostituibile punto di riferimento per la popolazione e, soprattutto, per la parrocchia. Il ministero delle suore si è svolto per oltre un secolo e mezzo all'interno delle spesse mura del Palazzo Valperga di Barone, tuttavia le religiose non disdegnavano di uscirne per portare il loro aiuto, la loro parola, il loro conforto alla gente del posto. Fino al 1966 le suore si sono prodigate nell'insegnamento, istruendo migliaia di allieve delle elementari. E come non ricordare, in questa sede, il loro prezioso e instancabile contributo allo storico ospedale sorto nei primi anni del Novecento in via Roma? Una dedizione alla causa dei sofferenti talvolta pagata a caro prezzo, come in occasione dell'ultimo conflitto mondiale. Basti ricordare il sacrificio di suor Basilia Truce, perita sotto i bombardamenti del 30 aprile 1945, dopo 18 anni di servizio presso il nosocomio stesso. Altri tempi, in cui le aderenti alla congregazione fondata nel Settecento dalla rivarolese madre Antonia Maria Verna (di cui è in corso la causa di beatificazione) abbondavano, consentendole di svolgere la sua opera in diversi centri della diocesi, che negli ultimi anni ha patito le conseguenze della crisi vocazionale (dalle nostre parti ancora più consistente di quella, pur già notevole, sacerdotale). Certo bisogna guardare avanti con fiducia (come ci risulta stia facendo il consiglio di amministrazione dell'asilo calusiese), ma un po' di nostalgia per le ‘nostre' suore è più che legittima. Tiziano Passera