IVREA. Sistemi di controllo e di sicurezza molto stringenti. Insomma: l'accesso alla Ribes Informatica per arrivare a Vodafone non era una procedura scontata. Nè semplice, tant'è che nessun sistema è stato davvero violato. Certo è che i vertici di Ribes erano rimasti di sale nell'apprendere — da organi di stampa, un anno e mezzo fa — di essere nel mirino degli ‘spioni' del complesso ‘affaire' Telecom. Pier Luigi Derivi, oggi presidente della società, spiega che la vicenda è seguita attentamente da un legale. «Quando leggemmo sui giornali il nome della nostra società — spiega — restammo di stucco. Non immaginavamo davvero quello che era successo anche perchè noi non abbiamo avuto problemi di funzionamento dei nostri sistemi interni». Ora, alla fine dell'inchiesta, negli atti notificati alle parti dalla procura di Milano al termine di un'indagine lunghissima, complessa, e con importanti risvolti anche nel mondo politico nazionale, qualche elemento in più per farsi un'idea di cosa sia accaduto c'è, anche se, per Ribes, è prematura ogni decisione legata alla costituzione in giudizio nei confronti degli indagati. Certo è che, agli atti, in due pagine la procura di Milano ricostruisce come gli ‘spioni' di Telecom avessero cercato di inserirsi con programmi informatici legati alla posta elettronica nel sistema informatico di Ribes e avessero ‘catturato' informazioni su alcuni dipendenti. Il presidente Derivi spiega: «La nostra policy sulla sicurezza è complessa. E davvero non è facile arrivare al cuore del sistema, tant'è che non ci risulta che questo tentativo di intrusione abbia avuto un esito positivo. Il nostro rapporto di partnership con Vodafone — continua — è collaudato e proprio con loro avevamo lanciato il progetto, sperimentato anche a Ivrea, del parcheggio a pagamento con il telefono cellulare». Progetto, quello, esportato in altre realtà italiane. Proprio nel 2004, Ribes, con Vodafone, aveva partecipato a grandi gare legate a piattaforme tecnologiche sviluppate e collaudare e, tra i concorrenti, c'erano anche società del gruppo Telecom. Difficile, però, al momento, immaginare quale fosse il vero obiettivo dell'intrusione.