Kavia in volo da Montecarlo alla Slovenia

LORANZE'. Ottocento chilometri in solitaria. Pierandrea Patrucco, il suo parapendio e basta. In ventotto giorni ha attraversato tutto l'arco alpino, da Montecarlo alla costa slovena. Non ha avuto alcun aiuto esterno, solo le proprie forze (molte) e i propri pensieri (tantissimo). Ha dormito nei bivacchi, lottato contro i venti e attravertato le tempeste. Quanto poteva, inviava via Sms qualche messaggio agli amici che hanno dato vita a un diario on line (www.kap444.org) di questa incredibile esperienza. Oggi Pierandrea Patrucco è tornato alla sua vita di tutti i giorni in quel di Loranzè. Ha perso undici chili di peso, ma non è quello che conta.
Quello che conta è aver volato e continuare a volare e Pierandrea Patrucco comincia con una precisazione: «Non ho compiuto quest'impresa ponendomi come un superuomo, come voler stabilire un primato». L'ha fatto per molte ragioni, che prova a spiegare. E che, volendo sintetizzare al massimo senza banalizzare, si possono riassumere semplicemente con inseguire un sogno. Un sogno già in parte realizzato da un amico, Didier Favre, pioniere del volo libero prematuramente scomparso nel 1994.
Pierandrea Patrucco ha cinquantun anni e vola da ventisette. Anche lui è stato un pioniere del volo libero sperimentale ed è per questo che è stato soprannoninato cavia dagli amici. «Per la spigolosità del mio carattere - ammette - qualcuno ha cominciato a sostituire la c con la k ed è cosi che sono diventato Kavia». In effetti bisogna essere spigolosi per salire su un parapendio e volare ventotto giorni. Ma Kavia è abituato: istruttore di deltaplano e parapendio con oltre tredicimila ore di volo alle spalle, due volte campione italiano, già membro della squadra nazionale e tra i più forti atleti italiani, quando è stato chiamato per essere intervistato sulla sua straordinaria esperienza stava, appunto, per spiccare il volo. Un volo nostrano qui, dal monte Cavallaria, ma sempre a librarsi nel cielo, tra le nubi, a guardare il mondo dall'alto.
Non vuole essere Superuomo, Kavia, è non ha paura ad ammettere che «è stato assai duro, molto più di quanto mi aspettassi. Il tempo è stato inclemente. Spesso ho dovuto faticare a passare alcuni ostacoli naturali. Come i tre giorni spesi per sorvolare il lago Maggiore, o la fatica per passare i 2800 metri del valico sopra Ponte di Legno». La fatica è stata anche rischio, come la ricerca dei bivacchi sotto le tettoie, tentativi di decollo falliti con successiva risalita a piedi, il ricovero al pronto soccorso per disidratamento, l'atterraggio di fortuna (catalogato come ‘il momento peggiore') su una strada tra le vigne nei pressi di Lana, alle porte di Merano.
Lo spettacolo della natura, però, lo ha ripagato. L'essere diventato, per ventotto giorni, un ‘uomo uccello', come diceva l'amico Didier, gli ha consentito di vedere cose da una prospettiva come non accade mai. E allora, per Kavia, è arrivata anche la meravigliosa sensazione che viene dal volare in compagnia di un gruppo di avvoltoi, all'ultimo giorno del viaggio dove è riuscito a coprire novanta chilometri fino ad arrivare sul Carso triestino.
Tra l'altro, l'impresa di Pierandrea Patrucco, la prima in assoluto del genere a bordo di un parapendio, è stata sostenuta dall'associazione che si occupa di sensibilizzare e ridurre i consumi 'Vado al minimo" (ha sponsorizzato la vela) e dalle società di raccolta rifiuti Cidiu spa e Arforma spa. L'incontro è stato casuale: «Mi stavo informando sulla questione dello smaltimento rifiuti e, a ‘Vado al Minimo', ho incontrato un amico con la passione del volo. Mi hanno dato materiale per informarmi e per capire e, dai nostri discorsi, in loro è nata l'idea di sostenere il mio sogno diventato realtà».
Rita Cola