Piste ciclopedonali: caos
RIVAROLO. Code interminabili, automobilisti infuriati, un tratto dell'ex statale che sembra debba ‘scoppiare' da un momento all'altro. I primi tre giorni dei nuovi lavori delle piste ciclopedonali che collegheranno Rivarolo a Feletto sono stati vissuti come un incubo per gli utenti dell'ex statale'460. Ma sin d'ora possono mettersi il cuore in pace. Ne avranno quanto meno per sei mesi.
Del resto, era un intervento largamente previsto che andava cantierato in questo periodo. Ma dove ci sono i cantieri (e la storia recente di Rivarolo insegna: quando le ruspe scavavano in corso Torino per l'acquedotto e il teleriscaldamentro si rischiò una sollevazione popolare...) ci sono anche i disagi. Se poi, come avvenuto martedi, ci si mette di mezzo pure l'incidente che non ti auguri (a metà pomeriggio a un camion è scoppiato il motore), ecco che la frittatona, abbondante, è fatta.
Inutile elencare la sfilza dei ‘vaffa...' a chiunque che i pendolari della provinciale, o chi ha avuto la ventura (anzi, la disavventura) di percorrere la strada si sono, per cosi dire, lasciati scappare. Tutto nella norma, diremmo. Ma torniamo ai lavori, In questa prima fase si sta lavorando sul lato destro di corso Re Arduino in direzione Feletto. I fossi vengono intubati per permettere l'allargamento della carreggiata e la scelta di partire proprio da questo lato è perchè non vi sono molti sottoservizi (giusto qualche tratto di fognatura).
Più complesso sarà il lavoro che verrà eseguito in un secondo tempo, e cioè sul lato sinistro (che sarebbe poi il destro della Feletto-Rivarolo). Partendo dal territorio del Comune bassocanavesano si risalirà l'ex 460 ma in questo caso, oltre ad intubare i fossi, si tratterà anche di realizzare acquedotto e fognature. In poche parole, trattasi di tre cantieri tre, distinti, ma collegati tra loro, che diventeranno quattro (aiuto!) quando, tra un po' di mesi, inizieranno i lavori della rotonda all'incrocio del ‘Paradise' come stabilito dalla Provincia.
Le piste ciclopedonali costeranno 200 mila euro, di cui il 50% a fondo perduto (contributi regionali). (m.mi.)