«Il Parco va sostenuto»
IVREA. Nell'ultimo consiglio comunale, l'assessore alla Cultura, Gianni Cimalando, definisce il Parco Culturale del Canavese 'un moribondo che non intendo rianimare" e, com'era prevedibile, l'affermazione suscita scalpore. A sentirsi direttamente toccato dalla forte affermazione non è però l'autore del progetto Giacomo Bottino, ma il predecessore di Cimalando, Alberto Stratta, che ci scrive
Gentile Direttore, dopo aver letto sul Suo giornale del 26 giugno u.s. le dichiarazioni di Gianni Cimalando a proposito del Parco Culturale del Canavese, ho provato un certo stupore e anche il desiderio di dare qualche piccolo suggerimento. E dico questo perché, avendo seguito da vicino, a partire dal suo atto di nascita nel 2003, il progetto e l'evoluzione del Parco Culturale, sono sempre stato convinto (e con me molti amministratori del nostro territorio, nonché il pubblico degli spettacoli e degli eventi realizzati) dal valore e dell'efficacia per la promozione dell'immagine del Canavese di questa idea brillante e feconda concepita da Giacomo Bottino.
Per questo mi permetto di dissentire dalla definizione che l'assessore alla cultura di Ivrea ha dato del Parco Culturale, come di 'un moribondo che io non intendo rianimare". Per fortuna siamo in tanti a pensare che il Parco non è moribondo, né morto; semmai è un progetto di qualità che, come gran parte delle iniziative culturali del nostro Paese, ha sofferto negli ultimi anni delle difficoltà della finanza pubblica e che proprio per questa ragione deve essere non solo rianimato, ma curato e sostenuto con convinzione, affinché possa riprendere il suo corso e raggiungere nuovi obiettivi.
Di questa sensibilità, peraltro, dà una positiva testimonianza la recente iniziativa del presidente della Provincia, Saitta, che ha espressamente chiesto all'associazione che gestisce il Parco Culturale di occuparsi della programmazione artistica del festival che si svolgerà tra luglio e settembre a Ceresole Reale, per il rilancio di quell'area meravigliosa del Canavese e del Piemonte - troppo spesso dimenticata - che è il Parco del Gran Paradiso.
In questa prospettiva, credo sia opportuno sottolineare che questo progetto, ben lungi dall'avere il 'fiato corto", è invece un'iniziativa che sin dall'origine si è dimostrata di 'largo respiro" e che non ha mai pesato negativamente sul bilancio dei Comuni, che vi hanno aderito.
Posto che mi piacerebbe sapere quali sono le iniziative culturali in pareggio o che addirittura producono profitti, occorre sottolineare che il Parco è sempre stato finanziato dalla Provincia e dalla Regione, con una partecipazione ridotta a piccole spese strutturali da parte degli enti locali, i quali hanno avuto la possibilità di ospitare nei loro luoghi di eccellenza eventi di notevole rilievo artistico praticamente 'a costo zero".
C'è poi un aspetto sentimentale, mi passi l'espressione, e di memoria collettiva, che vorrei far rilevare: il progetto ideato da Bottino è stato uno dei pochissimi, se non l'unico, a raccogliere e rielaborare in modo innovativo l'eredità culturale olivettiana. Si colloca idealmente in quel solco e in quell'ispirazione, a tal punto che sarebbe quanto mai apprezzabile nell'anno del Centenario della fondazione della società Olivetti cogliere l'occasione, anche economica, per rilanciarlo con opportuni finanziamenti.
Fatto salvo il pluralismo culturale, che è un valore democratico irrinunciabile, credo che il Parco sia un progetto territoriale su cui il Comune di Ivrea deve puntare, più di quanto non abbia fatto in passato - e di questo mi assumo le mie responsabilità.
E poi c'è ancora una considerazione che vorrei fare: la cultura di una città cresce e si incrementa, quando si investe sulle sue risorse umane, quando la politica crea le condizioni istituzionali affinché gli intellettuali e i creativi di un luogo possano esprimere le loro potenzialità e qualità, e soprattutto quando si favoriscono operazioni capaci, come si suol dire, di fare sistema, di mettere in rete: in altre parole, di incentivare e valorizzare l'immagine complessiva di un territorio, creando collegamenti e collaborazioni tra molteplici soggetti istituzionali e associativi.
Di questo abbiamo bisogno e sono certo, in spirito assolutamente costruttivo, che la nuova amministrazione comunale eporediese saprà ben presto intraprendere questo percorso, di cui il Parco Culturale è già oggi a tutti gli effetti un autentico protagonista.
Alberto Stratta