I minorenni rischiano cinque anni di carcere

IVREA. «Una cosa è ammettere di essere stati li quella sera; altra è dimostrare che il mio assistito abbia compiuto atti che possano aver attentato alla sicurezza delle ferrovie». E' questa la dichiarazione dell'avvocato Giacomo Vassia, legale di uno dei quattro minorenni accusati di aver messo un cassonetto della spazzatura lungo i binari del treno. Per la difesa, insomma, reati non ne sono stati commessi.
L'accusa che la procura dei minori muove ai quattro giovanissimi eporediesi prevede una pena fino a cinque anni e l'arresto in flagranza. Se i ragazzi non sono finiti dietro le sbarre del carcere Ferrante Aporti, è solo perchè il magistrato ha deciso di essere clemente.
Le indagini, a cura della Polfer (polizia ferroviaria) e del commissariato di Ivrea, proseguono. Nelle loro dichiarazioni, i protagonisti della bravata di venerdi sera avrebbero fatto alcune ammissioni, svelando anche qualche retroscena. La storia dei cassonetti e delle pietre messe sui binari della ferrovia andava avanti da alcuni mesi.
A cominciare questo gioco assurdo, infatti, potrebbero essere stati dei ragazzi molto più grandi della comitiva dei quindicenni. E qui potrebbe essere scattato un meccanismo di emulazione.
Questa circostanza sarebbe anche avvalorata da alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti nella zona di via Gobetti, alle spalle del campo sportivo. Qualcuno di loro lamenta da quasi un anno la presenza di ragazzi nei pressi della ferrovia. «Usavano pietre e pezzi di metallo. Poi al passaggio del treno quel materiale schizzava via ovunque, con grande pericolo per loro e per chi abita in zona. Qualcuno di noi si è ritrovato pietre e pezzi di metallo nel proprio giardino. Insomma, questa storia andava avanti da mesi».