Residenze negate, condannato

IVREA. E' stato condannato a tre mesi di reclusione l'ex sindaco di Lugnacco, Antonio Buratto, trascinato davanti al giudice da alcuni damanhuriani. Martedi mattina nel tribunale di Ivrea si è consumato l'ultimo atto di un caso giudiziario che andava avanti dal 2003, quando l'allora amministratore era stato indagato per interruzione di pubblico servizio e omissione di atti di ufficio.
Buratto, che era difeso dall'avvocato Pio Coda, è stato condannato solo per il reato di interruzione di pubblico servizio e assolto per quello di omissione.
La vicenda comincia nell'estate del 2003, quando una quarantina di damanhuriani che avevano chiesto di poter ottenere la residenza a Lugnacco si erano visti respingere la domanda. «Le residenze - avevano raccontato nelle loro denunce - ci sono state negate adducendo presunte difficoltà di personale all'ufficio anagrafe. Ma, soprattitto, ci è stato detto che non era possibile insediarsi in quella zona del paese perchè non urbanizzata». Undici famiglie, costituitesi parte civile al processo, che avevano fatto ristretturate alcune abitazioni in regione Monti.
La protesta andò avanti per settimane. Nel novembre del 2003, trecento damanhuriani erano scesi in piazza a Lugnacco con bandiere e striscioni, chiedendo al sindaco di applicare la legge. Alcuni di loro arrivarono anche ad incatenarsi davanti al municipio. Il sospetto che avanzavano era che il sindaco Buratto non volesse concedere residenze nuove per evitare che la lista di minoranza, legata alla Federazione Damanhur, potesse vincere le elezioni amministrative. Una tesi sempre respinta dall'ex primo cittadino che poi, ben prima delle elezioni, concesse le residenze. «Gli ostacoli alla concessione delle residenze - si è sempre difeso Buratto - erano legate alla mancanza di condizioni igienico-sanitarie in quella zona». La difesa di Buratto annuncia già da subito ricorso in Appello. (vi.io.)