Le case A.T.C. di via Buozzi fanno acqua da tutte le parti
IVREA.A San Grato, in via Buozzi, ai civici 2 e 4 ci sono due condomini di mattoni rossi. Sono case popolari, abitazioni di oltre trent'anni: si contano 36 alloggi, dodici di proprietà e gli altri dove vivono inquilini che pagano l'affitto all'A.T.C. (azienda territoriale per la casa).
Malgrado la buona volontà di chi vi abita, oggi, la maggior parte di questi appartamenti versa in condizioni a dir poco disastrose. Esasperati da una situazione che si trascina ormai da anni, con un'assenza pressochè totale della proprietà, i rappresentanti delle 36 famiglie hanno deciso di scrivere al presidente dell'A.T.C. Ardito.
«Egregio signor presidente Ardito, a scriverle sono le 36 famiglie di via Bruno Buozzi 2 e 4 ad Ivrea. Siamo ormai esasperati da una cattiva amministrazione; bollette con costi ingiustificati (mancata visione dei consumi); interventi di manutenzione straordinaria fatti male e abbandonati, addebitati in maniera sbagliata - si legge nelle prime righe della lettera al presidente dell'A.T.C. -. La quota relativa alle spese di amministrazione che i condomini pagano non è giustificata visto il servizio reso. Ad esempio: per cambiare una lampadina 50,00 euro sembrano troppi e ci sembra assurdo far lavorare imprese di Torino quando ci sono tanti buoni elettricisti ad Ivrea. Nessuno rispetto verso i condomini da parte di chi amministra: ad esempio nessuno avviso in caso di possibili disagi. Lunedi 9 giugno l'amministratore ha affisso sul vetro dell'atrio un biglietto dove si diceva che sarebbe mancata l'acqua mezz'ora dopo che era già stata tolta».
«Inoltre, gli inquilini non vengono più convocati alle assemblee condominiali pur essendovi spese a loro carico e violando cosi un loro diritto - si puntualizza nella lettera al presidente Ardito -. Mercoledi 25 giugno è convocata la prossima assemblea e all'ordine del giorno vi è anche la voce ‘riscaldamento' e gli inquilini non sono stati neppure interpellati. Pertanto ci appelliamo all'articolo 10 della Legge sull'equo canone e se non ci sarà un suo interessamento ci rivolgeremo ad un legale. La gestione del riscaldamento è poco trasparente, in quanto sappiamo benissimo quanto paghiamo, ma se chiediamo i giustificativi di spesa (fattura del gas) non ci vengono forniti».
«Come già segnalato in passato, tra le opere di manutenzione straordinaria, la copertura di entrambi gli edifici in eternit comincia a creare problemi di infiltrazione d'acqua nei piani inferiori ed è stato più volte danneggiata dalla grandine (buchi grandi come il palmo di una mano) pertanto va bonificata. Le parti esterne più esposte dei balconi e le stesse impermeabilizzazioni dei pavimenti, probabilmente mai eseguite, sono alcune delle opere che andrebbero eseguite con una certa urgenza. E in alcuni casi non manca il pericolo: pezzi di cemento potrebbero cadere in testa alla gente».
«E ancora. In generale, scarsa trasparenza sulla gestione del conto condominiale, perché se è vero che riceviamo preventivi e consuntivi all'assemblea, l'informazione è assente. Vorremmo più regolarità alle assemblee condominiali e vorremmo avere, come una volta, la gestione del riscaldamento separata dalla gestione ordinaria. Speriamo di essere ascoltati e soddisfatti in quanto non ci è possibile scegliere di avere un'amministrazione esterna e non certo per nostra volontà. Vorremmo parlare a quattro occhi con il nostro amministratore - concludono i firmatari del documento inviato al presidente A.T.C. Ardito -, conoscerlo di persona insieme ai funzionari che in questi anni, dal settembre 2005 hanno speso il suo nome sotto procura».
Le testimonianze.Leonilda Trapasso, sposata con tre figli, vive in via Buozzi da quando è bambina. E' molto legata a casa sua, ma vorrebbe vivere in modo più decoroso: «Io affitto, ma, come molte altre famiglie, mi sento una cittadina di serie B. Da parte della proprietà non c'è nessun rispetto per chi paga regolarmente l'affitto. Ci sono perdite d'acqua dappertutto, molti di noi vivono come terremotati. Abbiamo perso la nostra dignità».
Antonio Cauteruccio, prima del 2005, quando poi è subentrata l'A.T.C., faceva un po' da amministratore. «Per quanto riguarda alcuni capitoli di spesa - dice Cauteruccio - si riusciva a risparmiare qualcosa. Adesso non è più cosi. Concordo sul fatto che l'assemblea di mercoledi 25 non può essere valida».