‘Pane, musica e insofferenza', un episodio accaduto di recente nella centrale via Palestro
IVREA.Una nostra lettrice ci scrive per segnalarci un fatto, di cui è stata testimone, (e che l'ha giustamente disturbata), accaduto nei giorni scorsi, mentre passeggiava in via Palestro con marito e nipotina. 'Proprio di fianco ad una panetteria, forse una delle più vecchie di Ivrea - scrive - siamo stati accolti dalle dolci note di un violino, suonato da un musicista da molti conosciuto perchè fa parte di un prestigioso complesso musicale eporediese. Ci siamo fermati ad ascoltare quella dolce musica e, come noi, tanti passanti. Ad un certo punto, per ben due volte, le proprietarie della panetteria sono uscite e in modo sgarbato hanno cacciato il giovane violinista, perché, a loro dire, non potevano lavorare a causa del rumore che lui produceva".
Il 'rumore" era, in realtà, una dolce e commovente musica che aveva attratto un gran numero di passanti. «Mi piacerebbe - scrive la lettrice - che la gente fosse un po' più intelligente e imparasse a distinguere la musica che fa rumore da quella che fa sognare e richiede studio e impegno. E' senz'altro molto più facile vendere pane a un prezzo salatissimo! Se io avessi avuto un violinista di quel livello, fuori dal mio negozio, ne sarei stata ben felice. Invece ci siamo vergognati per il modo di fare di quelle persone che, fra l'altro, dovrebbero capire come non tutti abbiano un guadagno giornaliero assicurato. Personalmente mi auguro che il giovane musicista possa continuare a diffondere le sue dolci melodie lungo la via e che ci siano altri negozianti più tolleranti».
Abbiamo riportato il contenuto della lettera alla titolare della panetteria, la quale ha confermato il fatto. «Effettivamente siamo uscite dal negozio per allontanare il musicista, perché ci sentivano un po' stordite - spiega -. Anche se la musica può essere bella dopo un'ora diventa estenuante. A volte chiediamo proprio ai musicisti, in particolare a chi suona la fisarmonica, di spostarsi davanti ad un altro negozio, dopo che hanno sostato un paio d'ore vicino al nostro. Ascoltare per ore e ore la stessa musica, anche se bella, si rischia non tanto di amarla ma di arrivare a non sopportarla» (g.a.)