Il Comprensorio alpino liquida 51 mila euro per i danni dei cinghiali

CASTELLAMONTE. Il Comprensorio alpino di caccia Torino 5 Valli Orco, Soana e Chiusella ha provveduto a liquidare i danni causati, lo scorso anno, dalla fauna selvatica alle coltivazioni agricole. Danni che ammontavano a circa 51 mila euro. «Questa - spiega il presidente del Comprensorio, Giovanni Maddio - è la somma periziata nei sopralluoghi effettuati nei Comuni».
«Si tratta - prosegue Maddio - di quei Comuni montani che ricadono all'interno del territorio delle cinque Comunità montane a gestione venatoria del nostro Comprensorio alpino: Valle Sacra, Valle Orco e Soana, Val Chiusella, Alto Canavese e Dora Baltea. Grazie allo stanziamento di 33 mila 427,10 euro da parte della Regione, ed ai circa 3 mila euro stanziati dai cacciatori del Comprensorio alpino, abbiamo soddisfatto il 70% di ogni singolo danno accertato. Abbiamo, inoltre, restituito tutte le cauzioni, pari a 50 euro, che ogni singolo agricoltore aveva versato all'atto della presentazione della domanda di indennizzo».
La distribuzione delle spettanze è avvenuta recentemente alla presenza del presidente Giovanni Maddio, della dottoressa Tiziana Bologna (Associazioni agricole provinciali), e del dipendente dell'ente Gilberto Coello. «I danni causati lo scorso anno dalla fauna selvatica sono stati pagati non solo con il contributo regionale - aggiunge Maddio - ma anche grazie alla somma stanziata dai nostri soci (50 euro a testa) per poter praticare la caccia al cinghiale con la carabina. Tale quota è stata concordata e applicata nel corso dell'anno 2007 in seguito alla richiesta avanzata dal vecchio Comitato di gestione del Comprensorio alpino alla Regione Piemonte. Richiesta accolta in quanto andava a vantaggio del mondo agricolo».
«Sarà quindi nostra cura - conclude Maddio -, sia durante la stagione venatoria, sia con interventi di contenimento promossi dalla Provincia (servizio tutela fauna e flora), realizzare tutti quegli interventi tecnici di contenimento sia nelle zone di caccia programmata, sia nelle oasi di protezione, al fine di ridurre l'impatto del selvatico sulle colture agricole di montagna». (d.r.)