Trafficante di droga per necessità
CINTANO. Duemila euro a trasporto. Duemila euro per viaggiare in compagnia di un carico di droga. Un borsone contenente hashish da portare in Italia al ritorno del viaggio in Spagna. Poi al casello autostradale di Ivrea qualcuno sarebbe venuto a ritirare il carico. Semplice e, soprattutto, remunerativo per un uomo che aveva un disperato bisogno di soldi. In contanti e subito.
Bernardino Giagni, 42 anni, l'autotrasportatore di Cintano arrestato venerdi con l'accusa di spaccio internazionale di sostanze stupefacenti, ha ammesso ogni responsabilità. «Ha reso piena confessione - dice il suo legale, l'avvocato Paolo Campanale - conscio delle conseguenze che ora lo attendono. E' una brava persona che per necessità si è trovato invischiato in un gioco più grande di lui». Nei giorni scorsi il Gip Lorenzo Audisio ha convalidato l'arresto effettuato dalla polizia e davanti all'ammissione di responsabilità fatta da Giagni ha concesso gli arresti domiciliari. Una cosa insolita se si pensa che l'uomo è stato trovato con 31 chili; valore quasi 100 mila euro.
Al magistrato, Bernardino Giagni ha subito detto di non volersi avvalere della facoltà di non rispondere e che era pronto a collaborare con la giustizia. La sua è una storia di ordinaria disperazione. «Sono separato e ho due figli piccoli da mantenere. Ho sempre lavorato saltuariamente e lo stipendio da autotrasportatore non mi bastava di certo per fare fronte a tutte le spese». Giagni ha raccontato che durante uno dei suoi viaggi in Spagna è stato avvicinato da un magrebino. «Mi ha chiesto se ero disposto ad arrotondare con un lavoretto semplice semplice».
Come? Caricare sul tir un borsone pieno di hashish e poi consegnarlo in Italia a qualcuno che si sarebbe fatto avanti una volta arrivato al casello autostradale di Ivrea. Un lavoro extra, con pochi rischi e, soprattutto, ben pagato. «Ho sbagliato, signor giudice, ma questa è la verità. L'ho fatto solo perchè avevo bisogno di soldi. Mi creda, quello è stato il mio unico viaggio».
Agli agenti del commissariato di Ivrea e della squadra mobile di Torino adesso spetterà dare un volto e un nome a questa organizzazione di trafficanti. Anche se sarà molto difficile individuare i magrebini che hanno contatto in Spagna Giagni. Persone sempre diverse che si sono limitate a dire il minimo indispensabile affinchè il carico arrivasse a destinazione senza grossi rischi.
Venerdi scorso l'autotrasportatore di Cintano è stato fermato nel piazzale del casello di Ivrea. Una rapida perquisizione e gli agenti hanno trovato nella cabina letto della motrice un borsone. All'interno c'era la droga. Alla scoperta della droga, gli inquirenti ci sono arrivati dopo giorni di appostamenti e ricerche. Alcune persone, infatti, avevano segnalato al 113 uno strano via vai di camion, movimenti sospetti di persone che salivano e scendevano da grossi mezzi e che sostavano per lunghi periodi sul piazzale dell'uscita. E cosi venerdi pomeriggio, gli agenti hanno deciso di dare un'occhiata da vicino ad una motrice Volvo. Una rapida controllata ai documenti dell'autotrasportatore e poi la perquisizione. Pochi secondi e quel borsone riposto sulla brandina della cabina letto è saltato fuori.
«Era la prima volta che mi prestavo a fare una cosa del genere - ha detto Bernardino Giagni al magistrato -. L'ho giuro, è stato solo per necessità. Non ho mai avuto problemi con la giustizia, sono una persona per bene e onesta che aveva bisogno di soldi per andare avanti. Ho sbagliato e sono pronto a pagare».
Vincenzo Iorio