Via Brigate, civiltà e integrazione

CUORGNE'. 'Viva via Brigate Partigiane". La scritta, tracciata con della vernice nera, compare su una delle pensiline di sosta per il pullman. E' vergata da una mano infantile e forse è un po' ingenua, ma riassume, in un certo senso, lo spirito degli abitanti di quello che qualcuno ancora si ostina a definire il ‘bronx' di Cuorgnè. Ma i residenti, di certe sottolineature, ne hanno piene le tasche e rivendicano, a buon diritto, di essere considerati cittadini di serie A.
A farsi portavoce della necessità di veder spazzati via tristi luoghi comuni è Ezio Novascone, storica figura della Resistenza in Alto Canavese, ma in questo caso, soprattutto, residente di via Brigate. «Questa via è l'asse portante della zona caratterizzata dallo sviluppo del primo Piano di edilizia economica popolare, destinata negli anni Settanta ad ‘abitazioni per lavoratori' - spiega Novascone -. La denominazione assegnata fu da subito una mutilazione: le due cooperative che si erano costituite avevano chiesto come intitolazione, infatti, 'Viale Brigate Partigiane", visto che si trattava dell'unica strada in Cuorgnè con possibilità di alberate. Non andò come ci si augurava».
Nelle case che un po' alla volta vennero costruite trovarono alloggio famiglie che risiedevano nel centro storico e lasciavano abitazioni insufficienti ed obsolete per una sistemazione finalmente dignitosa. Novascone fu uno di questi. «Anche se di diverse provenienze e differenti condizioni sociali, tutti apprezzarono la nuova sistemazione - osserva -. Tra i residenti, dopo qualche iniziale incomprensione (via Brigate è una delle zone dove maggiore fu la concentrazione di immigrati dal meridione d'Italia ndr), si cominciò a vivere in una comunità solidale, serena e civile, sentimenti rafforzati nelle nuove generazioni. Per contro, la zona cominciò ad essere additata come un ‘ghetto', un ‘bronx', appunto, e chi ci abitava non poteva che essere comparato a chi vive realtà periferiche, marginali, dove il degrado è la consuetudine. Tanto per dirne una: in sede di assegnazione delle case popolari, chi veniva sorteggiato, appena sentiva il nome 'Via Brigate" storceva il naso e i nostri bimbi, a scuola, faticavano non poco a denunciare la loro provenienza».
Novascone si toglie qualche sassolino dalle scarpe. «Le autorità ricorsero anche a mezzucci puerili - aggiunge -: fabbricati nuovi, si, ma con la schiena rivolta alla strada principale, e gli ingressi su straducole e sentieri laterali da giustificare nomi quali Strada Vecchia di Valperga, località Bertolina e cosi via. Il tutto, pur di non dover dire 'Via Brigate". Noi pensiamo che sia ora di cambiare. Via Brigate è il centro di una zona residenziale composta da case nuove, di buona fattura, e da persone che vi si trovano bene. Disponiamo dei servizi essenziali (acqua, gas, punti luce, telefoni, cassette postali); la via, per un buon tratto, è fiancheggiata da controviali alberati con marciapieide (che per un lato dovrebbe essere ristretto per consentire il parcheggio e il flusso più scorrevole delle auto). Le nostre case hanno al loro interno spazi per parcheggi sufficienti ad ospitare anche i contenitori per la raccolta differenziata. Nella via si trovano un fornito supermercato, un asilo nido, un bar, un'edicola e nelle immediate vicinanze c'è l'Ospedale di zona, col suo Pronto soccorso, un campo sportivo illuminabile per eliporto d'urgenza e un edificio adibito a funzioni di culto che seppure di confessione religiosa non cattolica è bene inserito».
Il messaggio è chiaro: stop alla denigrazione. Gli abitanti di via Brigate ne hanno le scatole piene. «La scritta sulla pensilina ci conforta perchè immaginiamo esprima i sentimenti dei ragazzini delle terza generazione - conclude Novascone -. Si, ora e per sempre 'Viva via Brigate"».
Mauro Michelotti