«La moria delle api? Tutta colpa della Varroa»

U ltimamente i mezzi di informazione si sono accorti che esistono anche le api. E questo a causa della moria di recente riscontrata. Personalmente non sono d'accordo con quello che si dice e si scrive. La mia convinzione è sempre stata che la moria delle api sia causata dalla 'Varroa Jacopsoni".
Dallo scorso settembre si è in iniziato a constatare l'abbandono delle arnie da parte delle api. Diversi i pareri sulle cause di tale abbandono: anticrittogamici per il granoturco o per la vite, onde magnetiche dei telefoni cellulari, polveri sottili. Tutte cause che portavano le api a disorientarsi, quindi a non poter più fare ritorno all'alveare.
In base alla mia esperienza in materia, posso dire che chi lo scorso anno ha fatto i trattamenti contro la Varroa, sia autunnali che invernali, quest'estate si è ritrovato con famiglie forti. Secondo me, l'abbandono dell'alveare è stato causato dal fatto che l'infestazione Varroa era forte e le api uscivano in volo ma non ci riuscivano più a fare ritorno, perché, come ben si sa, la Varroa, oltre a deformare le ali, succhia l'emolinfa delle api rendendole deboli. Quindi per poter raggiungere una meta, tante volte ci riuscivano ad arrivare, altre volte cadevano stremate ancor prima. Risultato: passavano la notte fuori e le povere bestiole morivano dal freddo.
Continuo a sostenere che la causa principale è la Varroa, mentre tutte le altre possono essere concause. Perché dico concause? Questo fenomeno si è verificato in pianura con l'anticrittogamico del granoturco; in collina con l'anticrittogamico della vite. Ma perché gli stessi fenomeni si sono registrati anche in montagna, vale a dire dagli ottocento ai mille metri di altezza, dove non ci sono granoturco e viti? Tra le concause che hanno creato questo fenomeno, aggiungo anche la scarsità delle precipitazioni atmosferiche che porta queste povere bestiole ad andare a bere da qualsiasi parte trovino una goccia di acqua; vale a dire gocce di rugiada che magari sono cadute da qualche pianta che è stata trattata con anticrittogamici; pozzanghere di acqua stagnante, scarichi fognari di vario genere. Risultato? Dopo un po' muoiono.
Ora porto due esempi che possono far riflettere. Un conoscente che aveva un appiario a millequattrocento metri di altezza è rimasto con le arnie vuote come gli apicoltori di pianura o di collina. Altro caso: un apicoltore a metà febbraio fa il trattamento al suo appiario con acido ossalico. Propone a un suo amico che ha l'appiario vicino di fare un trattamento anche alle sue arnie, ma si sente dire che le sue famiglie sono sane e forti e sarebbe solo tempo e materiale sprecato. A fine marzo chi aveva fatto i trattamenti si ritrova con famiglie forti mentre l'altro si è ritrovato con un appiario vuoto. Morale della favola: secondo me, bisogna controllare (e contrastare) bene la diffusione della Varroa.
Walter Canepa Chiaverano

Ecco come ricordo
il mio dottor Rocchietta

Ho scritto questo piccolo pensiero per ricordare una grande persona: il dottor Alberto Rocchietta.
Caro dottore,
mi ricordo ancora, quando da bambino venivo nel suo studio per farmi visitare e lei con la sua delicatezza mi dava un pizzicotto sulle guance, prima di prendere il solito cucchiaio e dare una controllata alla mia gola. Poi con la cortesia che l'ha distinta in tutti questi anni, chiedeva a mia mamma informazioni sulla famiglia, su come stavano il papà e i nonni.
Nel suo studio non è mai stata la 'classica" visita medica, non c'era un rapporto distaccato tra il medico e il paziente, bensi un dialogo tra persone e questo è uno dei ricordi più belli che porterò sempre con me.
Ricordo ancora tutte le volte che con una semplice telefonata, lei si precipitava a casa per visitare i nonni quando non stavano bene, e trovava sempre una parola o un gesto di conforto che rendevano tutto meno doloroso. Per me è sempre stato un punto di riferimento importante e sono cresciuto con la sua figura sempre presente, sapendo che al minimo problema lei ci sarebbe stato.
Per questo non smetterò mai di ringraziarla per tutto quello che ha fatto per me e per la mia famiglia.
Da pochi giorni se n'è andato e ha lasciato dentro tutti noi un vuoto incolmabile. Sono sicuro che ogni suo singolo paziente la ricorderà sempre come una persona squisita, di grande professionalità e con un'umanità fuori dal comune.
Grazie, dottore.
Paolo Bordignon

Grazie a Biasutti
una persona speciale

Vorrei ricordare con queste poche righe una 'persona speciale" e grande amico. Si tratta di Luciano Biasutti, trombettista jazz, che ha partecipato a diversi Eurojazz Festival di Ivrea. E' stato anche mio insegnante di tromba per diversi anni ed è mancato nel suo paese di origine, Castione di Strada (Ud), nel febbraio scorso. Aveva collaborato con la sua tromba leggendaria a varie formazioni jazzistiche con i migliori musicisti italiani come Giorgio Gaslini, Gianni Basso, Flavio Boltro, Paolo Fresu ed altri. Era stato assiduo al famoso 'Capolinea" di Milano. Aveva inoltre scritto con Mike Burke un importante manuale dal titolo 'Il sistema americano per tromba" che era ed è insostituibile per ogni bravo trombettista jazz.
Ma soprattutto vorrei ricordare la bontà ed umiltà di Luciano che facevano di lui una 'persona speciale". Lo ricordo con grande affetto, e insieme con me, tanti musicisti che lo conobbero e gli vollero bene.
Pietro Moia Piverone

Burolo, villa Luisa
e la zona della Maddalena

In un recente numero della 'Sentinella" (il n. 16) sono apparsi uno accanto all'altro due articoli inerenti le iniziative di due diverse amministrazioni comunali. Il primo, «Una casa di riposo a Villa Caffaro», si riferiva al Comune di Lessolo, impegnato in un piano di ristrutturazione di vecchi edifici per «ospitare gli anziani e gli indigenti lessolesi in difficoltà»; il secondo, «Largo alle case e stop ai capannoni», riguardava il Comune di Burolo, intenzionato ancora una volta a soddisfare «le numerose richieste dei costruttori indirizzate all'area collinare».
Da una parte, dunque, l'obbiettivo di garantire agli anziani la possibilità di rimanere nel luogo dove hanno trascorso la loro vita, vicini agli affetti degli amici e dei parenti; dall'altra l'intenzione di favorire nuove iniziative immobiliari dalle quali a trarre vantaggio non sarà la generalità della popolazione ma soltanto le imprese e i fortunati proprietari dei terreni.
Cosi, dopo la cementificazione indiscriminata del piano - dove l'attività del capannonificio è stata estesa fin quasi alle pendici della Serra rovinando irreparabilmente uno stupendo paesaggio - si preannuncia ora il turno di ciò che ancora rimane di integro della collina.
E di quale collina! Forse il sindaco Cresto non si rende conto dell'inammissibilità dei suoi propositi quando pensa all'edificabilità della «pregevole zona della Maddalena» dove è ubicata l'omonima chiesetta romanica sul percorso della via Francigena. E forse ancor meno considerava il carattere di certi luoghi quando nel programma elettorale prometteva l'edificabilità anche nelle località denominate Neje e Prato dell'Olmo, queste ultime situate ancora più in alto nel versante della Serra, non lontane dal noto 'Ciocaron", il vetusto campanile romanico della distrutta abbazia di San Martino di Paerno.
Quanto ad una casa di accoglienza per gli anziani... beh, ci sarebbero a Burolo le strutture adatte, vincolate dal PRG a 'servizi privati di interesse pubblico" e da molto tempo inutilizzate, ma la ultratrentennale amministrazione comunale pare che non abbia nessuna intenzione di acquistarle.
Si tratta del complesso di Villa Luisa, ex Olivetti/Elea, ora di proprietà della Pirelli Re, che per la felicissima posizione e la dotazione di servizi la stessa Olivetti aveva a lungo utilizzato come convalescenziario per i propri dipendenti.
Certamente quegli immobili necessitano di essere almeno in parte ristrutturati, ma questa ovvia esigenza non può - come vorrebbe il sindaco Cresto ('La Sentinella" n. 88/2007) - essere addotta a scusante per evitarne l'acquisto da parte di un Comune che dall'urbanizzazione ultra-intensiva del territorio ricava un'ICI che è più volte quella di altri Comuni con pari abitanti e che pure si fanno carico delle necessità degli anziani e degli indigenti.
Direi, anzi, che la riutilizzazione di Villa Luisa a fini di pubblica utilità (eventualmente mediante un accordo con la proprietà sulla base della riconferma dell'attuale destinazione a servizi di interesse pubblico), è quasi un atto dovuto e fors'anche di riparazione nei confronti degli abitanti di Burolo, almeno verso quella gran parte di essi cui le discutibili modificazioni urbanistiche degli ultimi decenni non hanno portato che perdita di identità e degrado dell'ambientale di vita.
C'è dunque da augurarsi un cambiamento di rotta nella politica di questo Comune, un cambiamento che metta finalmente da parte le pretese dei costruttori, che eviti nuove colate di cemento (a tutto c'è un limite!) e che tenga in maggiore considerazione le reali esigenze della popolazione che emergono dal cambiamento sociale.
Ci sorprenda allora il sindaco Cresto, e di sicuro saremo in tanti ad essergliene grati.
Giuseppe Tordella Burolo

Perloz, il Tg3 dimentica
il museo della Resistenza

Il 25 aprile 2008 è stato inaugurato a Perloz, Comune insignito nel 1994 della medaglia di bronzo al valor militare per il suo contributo alla lotta di liberazione, il Centro di Documentazione e Museo della Resistenza 'Brigata Lys". L'edificio, oggi sede del museo, fu distrutto nel giugno 1944, assieme ad altre numerose case del borgo, da im incendio provocato dai nazifascisti durante una delle loro rappresaglie.
Grazie a diversi finanziamenti pubblici si è potuto, a distanza di 64 anni dalla sua distruzione, ristrutturare il fabbricato per farlo tornare a rivivere come centro di documentazione e museo della Resistenza.
Un folto pubblico è intervenuto all'inaugurazione; erano inoltre presenti i partigiani e le più alte cariche politiche regionali, gli amministratori di molti Comuni e i rappresentanti delle forze dell'ordine.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti i presenti e coloro che hanno donato documenti e oggetti da utilizzare per l'allestimento dell'esposizione. Anche i bambini delle scuole elementari di Perloz erano presenti ed hanno intonato la canzone 'Bella ciao", promuovendo cosi l'auspicio che un luogo dedicato alla memoria di quegli anni e alla lotta di Liberazione permetta alle nuove generazioni di conoscere gli eventi legati alla Resistenza valdostana.
Proprio per tale ragione con estremo rammarico è stata constatata l'assenza delle telecamere e dei giornalisti del TG3 regionale alla manifestazione. Vorrei esprimere il mio disappunto per tale disinteresse nei confronti dell'evento che, visto il valore simbolico e l'importanza dello stesso, avrebbe meritato un'attenzione maggiore da parte del TGR. Tale indifferenza non costituisce un episodio isolato in quanto già per la 'Feta du Pan Ner" nel novembre 2007 e con l'occasione della finale regionale della 'Battaglia delle Capre" non era stato realizzato alcun reportage sulle manifestazioni, nonostante la loro valenza in ambito regionale.
Nella speranza di una futura maggiore considerazione, si porgono cordiali saluti.
Giancarlo Stevenin Sindaco di Perloz