Una spesa di quasi 1 milione di euro per rifare l'acquedotto di Favria

FAVRIA. L'acquedotto? Un colabrodo. E non è che sia una novità. Da tempo, alta o bassa stagione, quando si parla di Favria, inevitabilmente, il pensiero va alla grande sete che colpisce il centro altocanavesano. Rubinetti a secco e autobotti che circolano è una costante: è successo anche nelle scorse settimane. Ma il vero problema non è tanto il pozzo che ha esaurito la riserva idrica.
Quanto l'impianto di pompaggio (vetusto e inadeguato) e la rete (altrettanto obsoleta: una groviera). Il Comune a queste incombenze sta cercando di porre rimedio e gli attesi lavori all'acquedotto sono finalmente partiti. «Il vecchio impianto presenta carenze strutturali dovute anche all'incendio che un anno e mezzo fa lo semidistrusse - spiega l'assessore alla comunicazione, Luca Cattaneo -. Si può dire che quello attraversato sia stato un periodo di autentica passione, con l'impiantistica in sofferenza. Uno degli ultimi problemi che si è presentato è stato causato da un fusibile che si era bruciato, ma è stato sufficiente a creare disagi tra la popolazione».
La svolta, chiamiamola cosi, è arrivata. Da venerdi è allestito il cantiere per la realizzazione del nuovo serbatoio pensile. Dieci metri il diametro, cinque la profondità, trentotto metri l'altezza (dieci più del vecchio), trecento metri cubi la portata (tre volte superiore all'attuale). Il tutto, per dirla secondo parametri tecnici, permette di guadagnare un'atmosfera in più nell'acqua, il che equivale ad un vantaggio indubbio per la parte alta del paese, quella proprio in prossimità dell'acquedotto (sembra un paradosso, ma le case a ridosso dell'impianto sono quelle che pativano di più la carenza idrica).
«La ditta che sta lavorando è la 'Soles" di Forli, specializzata in serbatoi pensili (hanno già operato in Canavese e dintorni) - puntualizza Cattaneo -. Da notare che la stessa ditta è quella che ha messo a punto un sistema per alzare le case di un metro (c'è uno studio innovativo per le abitazioni di Venezia). Sotto le fondamenta viene inserito un piastrone di calcestruzzo. E dopo l'asciugatura, con un martinetto idraulico si procede, appunto, al rialzo di un metro».
L'impegno di spesa si aggira sui 970 mila euro. L'intervento, al di là del pensile, prevede il rifacimento di tutta l'impiantistica (ponti, canneggi, quadri elettrici e via discorrendo). Inoltre, l'impianto stesso verrà dotato di miscelatori con ultrasuoni. Si conoscerà, alla fine, quanta quantità d'acqua dal pozzo viene pompata e quanta ne esce nella rete.
Il problema, come detto, non è idrico (acqua ce ne sarebbe, e in abbondanza), ma dell'impianto e della stessa rete. «Che definire un colabrodo pare un eufemismo - conferma Luca Cattaneo -. Abbiamo calcolato che si perdono circa 7-8 litri d'acqua al secondo. Col nuovo serbatoio aumenterà anche la pressione ed è più che probabile che qualche tubo disastrato possa scoppiare. Terminato il lavoro nell'area pozzi, dunque, si procederà con i lavori della rete. Lo stanziamento è di circa 700 mila euro e si sta lavorando al progetto preliminare. Se riusciremo a ultimare entro l'autunno il nuovo pensile, il prossimo anno potremo concentrarci proprio sulla rete. Nella programmazione il finanziamento c'è, ma non avendo direttamente il controllo (la gestione è della Smat), non abbiamo la certezza delle tempistiche».
Mauro Michelotti