Sfida a due per il consigliere aggiunto
IVREA.E due. I cittadini stranieri potranno votare per la seconda volta per il loro consigliere comunale. Un consigliere che, diversamente dagli altri, non ha diritto di voto, ma non per questo ha un ruolo meno importante. Deve infatti raccordare le esigenze della comunità straniera, favorire il dialogo con le istituzioni e portare all'attenzione del consiglio problemi, suggerimenti e proposte.
Fino a venerdì pomeriggio era possibile candidarsi, sulla base dei requisiti previsti dal Comune.
E sarà una sfida a due. Tra l'altro, sia Daniel Agbo che Lekbir Nekkaz erano già candidati due anni fa. Nei prossimi giorni, tra le varie iniziative di campagna elettorale, ci saranno anche incontri con i candidati extracomunitari.
Daniel Agboè di nazionalità ivoriana. Primo immigrato a fondare un'associazione per l'aiuto all'inserimento, è oggi presente in vari enti in qualità di mediatore. Agbo è da tanti anni in Italia dove, tra l'altro, la presenza di ivoriani è praticamente limitata alla sua famiglia. Agbo fa un discorso ampio e parla della necessità di coinvolgere e unire tutto il popolo dei migranti, a prescindere dalle nazionalità. «Ritengo sia sbagliato fare un discorso di numeri o di comunità sulla base dei paesi di provenienza - dice - Io credo che si debba parlare invece di coinvolgimento di più migranti possibile». Agbo, anche sulla base della propria esperienza personale, parla di inserimento e di integrazione, due concetti secondo lui molto diversi.
Parlando di migranti in Ivrea, Agbo sottolinea il concetto di inserimento. Per l'integrazione si deve ancora aspettare. E non poco.
Per Agbo, deve riprendere a funzionare la consulta comunale per gli stranieri con una maggiore rappresentanza delle varie comunità e, soprattutto, con un maggiore raccordo con il consiglio comunale. E quando si chiede ad Agbo quale sia, dal suo punto di osservazione, il problema più importante da risolvere per i migranti, lui risponde «la casa». E argomenta: «Un immigrato, anche se ha cominciato a lavorare, difficilmente può affittare la casa senza un aiuto». Le ragioni? Affitti troppo alti, impossibilità, per i migranti, di fornire garanzie in grado di diradare i dubbi dei proprietari di abitazioni. «E' una questione che constatiamo praticamente tutti i giorni - dice Agbo - in strutture ad esempio come nella Casa di Abramo, dove sono vicepresidente».
Lekbir Nekkazè di nazionalità marocchina. Anche lui immigrato da molti anni con la famiglia, è un referente dell'associazione Al Wafaa. «Io credo nell'impegno sul lungo termine», dice. E ricorda come, da sempre, abbia svolto attività di volontariato: prima in Marocco e poi qui, a Ivrea. Al Wafaa ha pure una squadra di calcio e promuove momenti di svago e studio dell'arabo per i bambini. Lekbir Nekkaz punta sulla nuova generazione, quella dei figli dei migranti e quindi in Italia non per scelta personale, ma delle loro famiglie. «Dobbiamo - sostiene - puntare il più possibile sull'inserimento e l'integrazione con progetti di supporto nella scuola e nelle famiglie, a prescindere dalla nazionalità». Servizi scolastici e sanitari sono due settori nel quale, per Lekbir Nekkaz c'è molto da lavorare: «E' importante intervenire per superare le barriere linguistiche e mediare eventuali problemi in ambito scolastico». Sul fronte sanitario, Lekbir ha vari episodi da raccontare su piccole incomprensioni che hanno generato sofferenze: «La mediazione, anche linguistica, è fondamentale. Per i migranti è importantissimo riuscire a comprendere le informazioni corrette che vengono date nella sanità, in settori delicati come ad esempio i consultori pediatrici». Già, le donne. Lekbir Nekkaz vorrebbe promuovere un'associazione di donne migranti per mettere a punto progetti specifici per lo studio della lingua e la formazione. L'elemento di supporto al consigliere aggiunto, per Lekbir Nekkaz, deve essere la consulta: «Sarebbe bene che tutte le comunità straniere, anche le più piccole, fossero rappresentate, in modo da poter conoscere le difficoltà di ognuno e, insieme, individuare soluzioni idonee». Quanto ai problemi, Lekbir precisa che non si può generalizzare: ci sono migranti e migranti.
Rita Cola