Lucia, la prima candidata di montagna
INGRIA.Siamo di nuovo in pieno clima elettorale e presto ritorneremo a votare. Un atto abituale, che esercitiamo senza pensare a come solo qualche decennio fa fosse negato a metà della popolazione. Infatti, quanti si ricordano che le donne italiane hanno ottenuto il diritto di voto e di eleggibilità solo nel 1946?
Quanti sanno che ci sono Paesi a due passi da noi, come la Svizzera, in cui le donne hanno dovuto aspettare il 1971 per votare? Quante giovani donne sanno dei pregiudizi che le loro nonne hanno dovuto affrontare?
Per questo, storie di donne come Lucia Costa, decana della Valle Soana tenace e combattiva come solo le montanare sanno essere, meritano di essere conosciute.
Novant'un anni non ancora compiuti, come tiene a precisare, trascorsi tutti tra le sue montagne, prima ad Arcando e Crotto, frazioni di Ronco, oggi a Ingria, dove vive insieme con una nipote, Lucia Costa, detta Cia de Crot, è un'antesignana.
E' stata una delle prime valligiane ad impegnarsi in prima persona in politica, come la sua omonima della valle Orco, Lucia Costa di Sparone, scomparsa da tempo, per tanti anni assessore in Comunità montana. «La decisione di candidarmi l'ho presa vedendo che nessuno si occupava delle frazioni - afferma - il capoluogo aveva tutto ma a noi mancavano acquedotti, luce, strade». Erano i primi anni '60 e Cia avrebbe potuto essere una delle prime donne sindaco d'Italia. «La prima volta che sono entrata in Comune avevamo formato una lista di sei donne e sei uomini - racconta - avevo il maggior numero di preferenze e toccava a me fare il sindaco, ma non me la sono sentita perché per farlo in maniera corretta avrei dovuto andare tutti i giorni in municipio, avevo una casa, la campagna e le bestie da accudire, cosa avrei dovuto fare, vendere le mucche?».
Una rinuncia forzata, che però non le ha impedito di avere un ruolo determinante. «Come sindaco, allora, abbiamo scelto un uomo libero da impegni familiari, uno che poteva dedicare molto tempo al Comune - osserva - ma io sono rimasta in giunta e mi sono battuta per portare i servizi nelle frazioni che allora ne erano del tutto sprovviste e benché riunioni di giunta e consigli li facessero sempre di notte, io ero sempre presente, niente mi fermava».
Intanto, all'impegno nell'amministrazione comunale aveva affiancato quello sociale. Fondatrice della sezione Donne rurali di Ronco, si batteva per migliorare la situazione delle donne che vivevano in montagna, dedite all'agricoltura e sovente sole, allora ancora numerose nella valle. Inoltre, si occupava degli anziani e degli ammalati, assistendoli a casa loro o presso la casa di riposo di Ronco e accompagnandoli nei pellegrinaggi a Lourdes. Un'attività intensa, che le è valsa l'onorificenza di Cavaliere e che l'ha fatta conoscere in tutti i paesi della valle. Sempre vestita con scialle e gonel, il costume locale che indossa tutti i giorni, oggi continua ad intrattenere rapporti con i valligiani residenti ed emigrati ed è attiva sostenitrice dell'associazione Effepi. A lei si rivolgono alunni delle scuole e ricercatori per attingere notizie ed informazioni sulle tradizioni locali e sul patois e per questo è stata nominata Mainteneur du patois dalla federazione svizzera dei patoisants francoprovenzali. (o.d.p.)