Don Bigio: «Un uomo distrutto ma sostenuto dalla fede»

IVREA.Nessun ripensamento, nessun passo indietro, la manifestazione di solidarietà nei confronti del diacono di Vico si terrà così come annunciato. Lui, ex operatore scolastico, 36 anni, accusato di pedofilia, ha dato il suo assenso al corteo. A don Arnaldo Bigio, l'unico ad aver avuto il permesso dal Procuratore della Repubblica di varcare la soglia della sua abitazione, ha espresso gratitudine: «Mi rimetto nelle vostre mani. Se ritenete che questa iniziativa possa servire a qualcosa, andate avanti».
Don Bigio, vicario della Diocesi di Ivrea e parroco pro tempore di Vico, lo descrive come un uomo molto provato dalla detenzione domiciliare, schiacciato dalle infamanti accuse di aver molestato cinque bambini. «E' uomo che però sa reggere la situazione - aggiunge don Bigio -. E' sostenuto da una fede incrollabile e da uno spessore morale che poche volte ho visto negli uomini». L'ex operatore scolastico sa bene che sulla sua innocenza l'intera comunità parrocchiale è pronta a giurarci e questo lo aiuterà ad affrontare il processo che comincerà il prossimo 20 maggio.
«La nostra iniziativa non vuole mettere in discussione il lavoro dei magistrati nè essere un affronto alle famiglie dei bambini - precisa don Bigio -. E' un momento di riflessione e condivisione, nel segno di un confronto civile».
Il corteo prenderà il via venerdì 22, alle 17,30, dall'Istituto Sant'Antonio, la casa di riposo dove l'ex bidello prestava opera di volontariato, passerà sotto la sua abitazione e si concluderà nel piazzale della chiesa parrocchiale. Ma perchè la manifestazione è stata organizzata solo adesso, a tre mesi dall'inizio del processo? «Ci siamo interrogati a lungo sull'opportunità o meno di prendere posizione, se il corteo potesse giovare o meno al nostro amico - conclude don Bigio -. Ma alla fine è prevalsa la linea che non era giusto stare zitti. Certo, la manifestazione può trasformarsi in un boomerang se saremo in pochi, ma l'intera comunità parrocchiale è convinta che bisogna battersi se si crede nell'innocenza di una persona. E per noi lui è innocente. Non è la prima volta che un uomo viene accusato di pedofilia e poi dopo tanti anni i giudici riconoscono la sua totale estraneità ai fatti».
Tutti, tra i promotori, sottolineano di non voler anticipare il processo. Già, il processo. Comincerà il 20 maggio, davanti al Tribunale in composizione collegiale. Lui, l'ex bidello, attraverso il suo avvocato Ferdinando Ferrero, non ha voluto accedere a scorciatoie. Ritiene di essere innocente e avrà quindi un processo pubblico, senza sconti. Se condannato, rischia una pena pesantissima. Il codice parla chiaro: dai cinque ai dieci anni di reclusione, con l'aggravante di aver compiuto quel reato su bambini inferiore ai dieci anni di età. Probabilmente, davanti ai giudici l'ex bidello racconterà la sua versione dei fatti e spiegherà la sua verità. Facile immaginare che ci sarà uno scontro di perizie. C'è stato un accertamento irripetibile atto a valutare l'attendibilità dei bambini. Sia il pubblico ministero, Francesco Pelosi, che la difesa dell'ex bidello, che le parti civili hanno messo in campo i propri consulenti che, manco a dirlo, sono arrivati a conclusioni diverse.
Per la procura, il Gip e i giudici del Tribunale del Riesame, che in questo anno e mezzo hanno avuto tra le mani le carte dell'inchiesta, i bambini sono credibili e l'impianto accusatorio può essere sostenuto in giudizio. Non solo: per il Tribunale del Riesame di Torino sussistono gravi indizi nei confronti dell'ex bidello tali da giustificare gli arresti domiciliari.
I bambini che hanno raccontato - in audizione protetta e in incidente probatorio, in modo che quelle dichiarazioni possano essere utilizzate al processo - di avere avuto ‘attenzioni particolari' dall'ex bidello sono cinque. Tre in un primo momento, altri due dopo, tanto che il pm aveva chiesto sei mesi di proroga per terminare l'inchiesta. Due famiglie si sono già costituite parte civile con l'avvocato Francesca Peyron di Torino. Che ribadisce: «I familiari dei bambini non vogliono assolutamente entrare nel turbinio di dichiarazioni legate alla manifestazione di solidarietà nei confronti dell'ex bidello. Non hanno mai criminalizzato nessuno e, ovviamente, sono i primi a volere che si faccia chiarezza su questi episodi, ma nelle sedi opportune e non in piazza o sui giornali». (ri.co.; vi.io.)