La storia di Teresa, 19 anni sfigurata a colpi di machete
CASTELLAMONTE.Teresa ha 19 anni e il viso sfigurato. E' figlia di campesinos messicani del Chiapas meridionale, povera gente che coltiva minuscoli appezzamenti di caffè a Motozintla, nella foresta di Lacandona. La sua è una storia tragica, che le ha cambiato la vita segnandola per sempre, probabilmente. Quattro anni fa un uomo l'aggredì, a colpi di machete, trapassandole la carne in numerose parti del corpo, e infierendo, con una furia bestiale, soprattutto sul volto. Teresa ha perso l'occhio sinistro e altre profonde ferite da taglio ne hanno modificato i tratti gentili. Ma c'è di più. Nell'aggressione, la giovane messicana ha visto morire la sorella più piccola e lei, da allora, è come morta dentro. Morta alla speranza, perché nel Chiapas, come in altre parti del mondo, una donna che subisce una violenza e che dovrebbe essere aiutata, spesso viene emarginata, quasi fosse lei stessa corresponsabile di ciò che è avvenuto. Ma a volte, i miracoli succedono.
Da martedì Teresa è in Italia, grazie alla "Associazione dottor Paolo Chiono", oggi una Onlus, fondata dal medico castellamontese, Paolo Maria Pesando, in memoria dello zio, il medico missionario che spese un'esistenza in Africa, ad occuparsi degli ultimi, dei reietti, di chi non può progettare un futuro perché non ha certezze del presente. Teresa, che è ospite a Torino dell'antropologa Claretta Gagna, amica personale di Pesando e preziosa collaboratrice dell'associazione, rimarrà in Italia per un mese, nell'ambito del quale subirà tre interventi chirurgici. «La storia di Teresa ci ha colpito profondamente - confida Pesando -. Siamo tornati in Messico, un anno e mezzo dopo la prima esperienza, per dare continuità al progetto avviato. L'incontro è stato toccante. Teresa versa in uno stato di grande prostrazione, è depressa, piange in continuazione, e non potrebbe essere altrimenti perché una ragazza di soli 19 anni, che a 15 ha subito un trauma così terribile, davanti a sé ha soltanto il baratro. Ma è proprio per questo che noi ci siamo ripromessi di fare l'impossibile per restituirle, davvero, un po' di speranza nella vita. Claretta Gagna è una donna straordinaria, impegnata in Messico in attività sociali di volontariato, rivolte soprattutto alle donne indigene di etnia Maya. Ha accolto Teresa come fosse una figlia. E la nostra Associazione farà il resto, nel senso che il soggiorno, le spese medico chirurgiche e tutto ciò di cui Teresa avrà bisogno per la riabilitazione saranno a nostro carico».
Sono tre gli interventi a cui Teresa dovrà sottoporsi: procedure di chirurgia plastica, oftalmica e ortopedica. Durante l'aggressione, infatti, la ragazza ha subito anche la frattura della mano destra che l'ha portata alla deformazione permanente del dito medio. Giovedì, a Monza, Teresa è stata operata. «Ringrazio la "Fondazione Policlinico di Monza", nella persona del suo presidente, il dottor De Salvo, che ha accettato di mettere a disposizione le sue strutture sanitarie - aggiunge Paolo Maria Pesando -. E poi i chirurghi plastici Gianni Verna, Roberto Aimar e il chirurgo ortopedico Guido De Fiori, specializzato in chirurgia della mano. Tutti hanno sposato la causa di Teresa. Vogliamo che torni a sorridere, ad aver fiducia nel prossimo, che acquisti la consapevolezza che si può ricominciare».
Teresa de Jesus Peres Peres tornerà alla sua foresta, alle sue abitudini, alla sua gente. L'occhio verrà rimpiazzato da una protesi che si farà fatica a distinguerlo da quello vero. Le ferite, quelle del corpo, possono guarire, alla fine. Ma sono quelle dell'anima che è difficile riuscire a suturare. E spesso il sangue continua a sgorgare, copioso, inarrestabile. Auguri, Teresa. Piccola, grande donna del Chiapas. Come altre donne, su questa terra, hai sofferto e soffrirai. Ma si possono gettare semi. Che possono fiorire. Qualcosa può cambiare. Qualcosa. Davvero.
Mauro Michelotti