Saporito, un addio con gratitudine e senza rimpianti
RIVAROLO.Finisce dopo appena una tornata l'avventura a Palazzo Lomellini di Pietro Saporito. Non un addio doloroso, per l'assessore alla cultura della giunta Bertot, ma una decisione serena. «Nella vita si chiudono tante cose, prima o poi - spiega -. Ma spesso, per qualcosa che finisce (un amore, un lavoro), altre prendono forma. Cinque anni fa ho raccolto l'invito di Fabrizio a partecipare come qualsiasi cittadino dovrebbe, almeno una volta. Non essendo un vero politico, ma un dilettante della politica, ho vissuto l'esperienza come una parentesi, un modo per restituire a questa città che mi ha accolto e mi ha aiutato ad affermarmi professionalmente, parte di ciò che mi ha dato. La cultura era uno di quei settori in cui potevo pensare di misurarmi mettendoci del mio. Sapevo che avrei potuto dare ed allora ho dato, con il massimo dell'impegno».
«Sin dall'assunzione dell'incarico, mi sono reso conto che questo torrente culturale che già esprimeva Rivarolo aveva bisogno di essere indirizzato, necessitava di affluire da qualche parte - dice Saporito -. Ma dove, in mancanza di infrastrutture adeguate? Senza un contenitore vero tutto era e sarebbe stato più difficile. Il parco del Malgrà, pur nella sua bellezza, era limitante. Lo stesso castello lo è, così come la sala Lux. Ecco, dunque, l'idea del "piccolo Lingotto", al Vallesusa, con l'area espositiva ma, soprattutto, il Teatro, un'opera importante, necessaria, al servizio dell'intero territorio».
«Ho cominciato il mio lavoro in concomitanza con l'anniversario di un grande rivarolese: Luigi Palma di Cesnola - confida l'assessore -. Io sono un po' superstizioso. ‘Mi porterà bene', pensai. Ed è stato così. Il sogno nel cassetto era dotare la città di un museo, il primo, e con gli appassionati di auto d'epoca abbiamo inaugurato la "Galleria della locomozione storica". Il Malgrà, da solo, sapevamo che non avrebbe potuto sostenere le nostre esigenze di cultura dodici mesi l'anno ed allora ci siamo "inventati" il secondo polo culturale a Villa Vallero. E che dire delle rassegne? ‘Quanta energia c'è in questa città - mi sono ripetuto mille volte -. Va sviluppata, veicolata'. Ed allora, dal nulla, abbiamo creato il "Jazz Festival", un appuntamento che oggi non è più solo di nicchia. E poi le mostre e tutti gli eventi che senza la partnership di associazioni come gli "Amici del castello" o il "Coro Polifonico", per esempio, non saremmo riusciti a mettere in piedi. Ecco, il rapporto con le associazioni. A nessuna, mai, sono state chiuse le porte, cercando di sfruttare al meglio le poche risorse di cui disponevamo. E i risultati ci hanno premiato».
«Lascio senza rimpianti - conclude Pietro Saporito - e con un ultimo sogno, coltivato a lungo, che si concretizzerà il 21 febbraio: una serata interamente dedicata alla cardiologia, il mio lavoro. Nella sala convegni del Vallesusa ospiteremo il dottor Piero Abruzzese, primario di Cardiochirurgia del Regina Margherita di Torino, che ci presenterà il suo ultimo libro "Cuori contro". Un grande medico, un grande uomo, un amico. Come amica mi è stata la gente in questi cinque anni e per la quale, davvero, nutro profonda gratitudine».
Mauro Michelotti