Cerca lavoro, ma viene offeso e insultato

IVREA.Amarezza, sconcerto, indignazione di un cittadino di fronte al comportamento inspiegabile e inaccettabile di una impiegata del Centro per l'Impiego di corso Vercelli. E' quanto esprime Oscar Paladini di Montalto Dora, un giovane con seri problemi di sordità, protagonista di un episodio di inconcepibile maleducazione negli uffici della Provincia, dove si era recato per alcune pratiche, durante il regolare orario di apertura.
«E' il 7 febbraio 2008 e sono le 15,40 quando mi reco al Centro per l'Impiego - racconta Oscar -. Trovo il cancello chiuso e, dopo aver suonato il campanello, non rispondo perchè, a causa della mia sordità, non riesco a sentire la voce al citofono. Solo quando un signore esce e, gentilmente, mi tiene aperto il cancello, riesco ad arrivare alla porta a vetri di entrata dell'ufficio, anch'essa chiusa. Al di là del vetro una donna di circa 45 anni mi fa segno con aria seria, gesticolando con il braccio e con le dita ravvicinate della mano come per dire "che vuoi?". Io, con la mano vicino all'orecchio, le rispondo a gesti per farle capire che non sento. A questo punto lei si gira e se ne va senza darmi retta. Alle mie insistenze per ottenere le informazioni relative alla mia pratica - continua Paladini -, cercando di farle capire che ho gravi problemi di udito, lei risponde sgarbatamente con un vaffa.... e altri insulti contro gli invalidi civili che riesco a capire grazie alla lettura del labiale».
«A questo punto - prosegue Paladini - mi viene in aiuto un signore molto gentile che mi invita a conservare la calma. Io però sono allibito da tale comportamento in un ufficio pubblico tanto che non riesco a trattenere la mia rabbia. Così me ne vado. Sono certo che, a sua difesa, quella donna cercherà di sostenere che io ho capito male perchè non sento, non sapendo che esiste la lettura labiale attraverso la quale io riesco a comprendere tutto benissimo. Comunque, fin dall'inizio, il comportamento di quell'impiegata non è stato certo professionale. Non avrei avuto motivo di andarmene senza usufruire del servizio se no, vi pare?»
Oscar Paladini è un bel ragazzo: ha un fisico prestante, occhi vivaci e intelligenti, sguardo franco e profondo. Nonostante il suo handicap comprende benissimo quando gli si parla, osservando il movimento delle labbra, e risponde con grande proprietà di linguaggio. La sua spiacevole avventura l'ha fermata con parole precise su due fogli di carta e, nel raccontarla a voce, ci mette tutta l'anima, s'infervora, s'intuisce che il fatto l'ha colpito e profondamente ferito nell'intimo.
Così non si può che dargli ragione quando considera: «Può capitare che un giovane o una qualsiasi persona sia costretta ad andare, per l'ennesima volta, al Centro per l'Impiego magari senza contare troppo sulla speranzosa prospettiva di trovare occupazione, ma piuttosto per la necessità di non rinunciare ad un ulteriore tentativo di ottenere la dignitosa indipendenza che solo il lavoro può dare. Ci va con la morte nel cuore al pensiero che nessuna prospettiva si muove all'orizzonte ed è una goccia che fa traboccare il vaso trovarsi di fronte impiegate che il lavoro ce l'hanno ma lo svolgono dimenticando come sia loro dovere dare informazioni con la disponibilità, correttezza, professionalità richieste in un ufficio pubblico».
Uffici chiusi e impossibile, al momento, avere la versione dell'impiegato. Ma come non dare ragione a Oscar quando aggiunge: «Un sorriso e uno sguardo calorosamente e intelligentemente premuroso darebbe un filino di fascino e potrebbe nascondere "eventuali bruttezze" come e di più di una messa in piega o un paio di orecchini»? Come non dare ragione a Oscar se, nonostante tutto, resta convinto, al pari di tutti noi, che in un ufficio pubblico ci debba stare solo chi è capace di considerare la gentilezza un dovere ma anche un gioiello da esibire? (d.l.)