Addio piante secolari
BELMONTE. Addio a larici, pini strobi, abeti rossi ed alle altre conifere che, seppur impropriamente visto l'ambiente collinare di poco superiore ai 700 metri, sono cresciuti rigogliosi nell'area attrezzata del 'Campass" al santuario di Belmonte.
Fa un certo effetto a chi, approfittando di queste belle giornate di fine gennaio, coglie l'occasione per compiere una passeggiata lungo il percorso devozionale delle cappelle che sovrastano il Sacro Monte, sentire le motosega intente ad abbattere questi maestosi alberi ed imbattersi in cataste di tronchi ormai ridotti a legna da ardere. Piante sotto le quali quasi tutti gli altocanavesani ricordano di aver effettuato picnic o trascorso qualche ora di relax alla ricerca di refrigerio nella stagione estiva in occasione dei sempre frequenti pellegrinaggi al santuario mariano sulle colline valperghesi. «La decisione è stata presa dopo uno studio approfondito durato oltre un anno dall'Ente di gestione dei parchi e riserve naturali del Canavese, che è emanazione diretta della Regione Piemonte - spiega padre Emanuele Battagliotti, presidente del medesimo Ente Parchi del Canavese nonché economo della fraternità francescana che da oltre 400 anni custodisce il santuario di Belmonte -. L'obiettivo è quello di riportare il Sacro Monte alla sua origine per avere piante del luogo, come il castagno ed il rovere».
«Attualmente siamo nella fase del disboscamento, poi verrà rimesso tutto a posto con siepi, castagni e roveri, mentre verranno conservati alcuni esemplari di cedri e tuie per ricordare come si presentava l'ambiente prima dell'intervento in questione - assicura padre Battagliotti -. Vi è anche l'idea di tentare di piantumare dei faggi, come è avvenuto in alcune zone della Val di Lanzo che, se le condizioni del terreno lo consentiranno, permetterebbe di avere un bosco meraviglioso». Eliminare le specie non adatte che sono state piantate negli anni in modo disordinato ed incoerente e che oggi interferiscono con il profilo naturale dell'ambiente (come si legge nei cartelloni affissi che spiegano il perché di tale intervento), è l'intento di fondo che anima l'operazione di abbattimento delle specie di alberi non proprie del luogo.
Ad eseguire quello che in gergo si chiama «intervento di riqualificazione forestale e gestione del soprassuolo arboreo», è la Società Cooperativa Agricola Valli Unite del Canavese. «Anche se gli interventi potranno sembrare molto impattanti sull'aspetto e la copertura a cui siamo abituati - recitano gli stessi cartelloni -, la cura del bosco non è troppo dissimile all'arte di potare una pianta. Se si agisce con troppa cautela non si riesce a modificare favorevolmente la struttura del bosco. Diamo fiducia al bosco ed alla vitalità che saprà esprimere dopo l'intervento». (c.c.)