‘Così recuperiamo i castagneti'

LOCANA. Un laboratorio per sperimentare il recupero dei castagneti da frutto, un sito web per proiettare le Valli Orco e Soana in una dimensione internazionale. Sono i primi risultati ottenuti dalla Comunità montana con Progresland, il progetto inserito nel programma comunitario Interreg III C-Sud.
Il progetto è stato illustrato da amministratori e tecnici dell'ente montano e della Regione durante un incontro svoltosi presso la sala consiliare comunale mercoledì scorso.
Tre i partner della Comunità montana, il Parco dei Nebrodi in Sicilia, il Comune di Latina e Olmeda de las Fuentes (Comunidad de Madrid), per questo progetto che in realtà è solo una parte di uno più grande denominato Progresdec, che coinvolge varie regioni europee al fine di sperimentare metodi e strumenti innovativi di pianificazione territoriale.
L'obiettivo della Comunità Valli Orco e Soana e dei suoi partner è quello di promuovere lo sviluppo del turismo sostenibile valorizzando particolari risorse naturali presenti sul territorio. Così in Sicilia e in Lazio hanno puntato sulla fauna, mentre in Spagna e in Piemonte si è pensato di valorizzare la flora, ovvero di recuperare olmi e castagneti. «La castagna è stata per secoli l'alimento di base dei nostri avi, in passato i castagneti costituivano una risorsa fondamentale e oggi possono tornare ad avere un ruolo nella nostra economia - osserva Giovanni Bruno Mattiet, sindaco di Locana e assessore a Agricoltura e Forestazione dell'ente montano -. Con questo progetto abbiamo realizzato un laboratorio sperimentale a Chironio, per recuperare i castagneti con vecchie e nuove tecniche di coltivazione, che può diventar meta di un turismo di nicchia scientifico - naturalistico, ma non intendiamo fermarci qui, stiamo pensando di avviare una filiera del castagno per valorizzare questo patrimonio boschivo».
A Chironio, località poco distante da Locana, in un grande bosco con un centinaio di castagni secolari messi a disposizione da un privato sono stati trasformati in un laboratorio a cielo aperto dove sono stati fatti corsi di formazione a cura dell'Università di Torino e sperimentati nuovi innesti. La filiera partirà di qui, dalla ripresa della coltivazione del castagno da frutto, ma anche di quello da legname. Gli amministratori dell'ente montano prevedono infatti di installare nelle valli degli impianti per la produzione di cippato derivato dalla pulizia dei boschi e una segheria che potrebbe fabbricare assi, travi, pali in castagno. Per incentivare l'utilizzo di questo legno molto resistente, che sarebbe prodotto in loco, l'ente montano prevede di assegnare contributi ai privati che lo impiegheranno per travature dei tetti, balconi e altri elementi edilizi.
Ornella De Paoli