Synthesis3, è emergenza
IVREA. Penultima giornata del girone di andata del campionato femminile di Serie A2 con l'Ivrea Synthesis3 che affronta sabato 12 gennaio (alle 18,30) alla palestra dell'istituto Cena di via Dora Baltea il Cavezzo. La formazione modenese, retrocessa dalla A1, con San Bonifacio e Crema occupa il centro classifica con 14 punti, mentre le eporediesi sono all'ultimo posto con soli 2 punti.
Sulla carta, per il quintetto allenato da Paolo Fassina, si presenta ancora una volta un compito assai arduo, soprattutto per il fatto che la formazione biancorossa, come spesso è accaduto in questa prima parte di campionato, è ancora una volta ridotta all'osso. Laura Bonetti dovrà stare ferma almeno fino al mese di marzo per sottoporsi ad un intervento chirurgico al menisco; la giovane play Simona Giglio Tos, a causa della distorsione al pollice, si trova ad avere la mano steccata e, pur allenandosi a parte, sarà ugualmente disponibile per sabato sera, ma certamente non nelle miglori coindizioni. Infine, e non è poco, coach Fassina non ha potuto disporre in allenamento per tutta la settimana di Stefania Bottaro, ma il capitano sarà ugualmente della partita con il Caezzo. In questa precaria situazione d'organico confermate nel gruppo della prima squadra le due giovani (classe 1993) Ambra Bravo e Valentina Trevisan, già in campo nel finale a Bologna. Malgrado la non certa rosea situazione coach Fassina è sicuro di poter bene: «Cavezzo sta attraversando un buon momento di forma - esordisce il tecnico milanese -, mentre noi abbiamo ancora problemi di quintetto. Cercheremo di contrastare la loro velocità, il pressing di una squadra piccola e grintosa. Tra le nostre avversarie ci sono alcuni elementi di grande valore: la play Zanoli (vice regista azzura ai recenti Europei di Chieti), l'ala Mandace (di nazionalità rumena) è di buon livello e la giovana guardia-ala Costi che promette un gran bene. Noi dovremo mantenere il più possibile un rendimento costante; fino ad ora è capitato in molte gare di subire pesanti parziali e da cui non ne siamo più venuti fuori».
Marco Bermond